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06 ottobre 2026

Oltre lo schermo: Riflessioni sul dolore, la guerra e il grido di Gerusalemme

 

Cari lettori,

oggi sono stato al cinema per vedere un documentario — intitolato Naza — che scava nel cuore oscuro dei meccanismi con cui vengono decise le sorti e le morti dei palestinesi.

Per tre quarti della proiezione, il film dà voce a chi ha gestito, attraverso i sistemi di intelligence, la selezione degli obiettivi e dei palazzi da colpire a Gaza sulla base del sospetto di presunte cellule terroristiche. L'organizzazione militare sapeva perfettamente che quegli interventi con gli esplosivi avrebbero provocato la morte di donne, bambini e anziani, arrivando a mietere centinaia di vittime al giorno.

Ciò che più impressiona è la freddezza agghiacciante di chi, seduto dietro uno schermo, gestisce la procedura burocratica di un attacco come se fosse un freddo calcolo algebrico, considerando i civili di Gaza come semplici nemici da neutralizzare.

Alla fine del documentario, il sipario si apre sulla realtà insopportabile: la disperazione inconsolabile di un padre che cerca i suoi figli tra le macerie. Una sofferenza immensa, che noi che viviamo al sicuro riusciamo a malapena a intravedere. Di fronte a tutto questo, mi sono chiesto: fino a che livello di abiezione può arrivare l'uomo nell'annientare i propri simili?

"La guerra è la distruzione dell'ordine umano perché tradisce il legame fondamentale che unisce gli esseri umani: la fraternità." Papa Francesco

La perdita dell'orientamento morale

Mi vergogno profondamente di una parte di questa umanità che ha smarrito completamente l'orientamento morale, dimenticando che ogni grido di dolore innocente sale al cielo, richiamando la tragedia universale della crocifissione.

Pensando a tutto questo, tornano alla mente le parole del Vangelo: sul Monte degli Ulivi, guardando la città di Gerusalemme, Gesù pianse su di essa, profetizzando che non avrebbe trovato pace perché non aveva riconosciuto il tempo della visita e della pace.

Sono passati più di duemila anni da quel giorno, eppure Gerusalemme e la Terra Santa continuano a non trovare pace, intrappolate in una spirale infinita di sangue, vendetta e morte.

"Ci sono crimini di cui l'uomo non si laverà mai le mani; e la prima colpa è l'indifferenza, l'abitudine alla violenza normalizzata." Ispirato al pensiero di Primo Levi / Simone Weil

Un appello alla coscienza

La violenza non genera mai giustizia, ma solo altra violenza. Spezzare questo circolo vizioso richiede il coraggio morale di guardare negli occhi il dolore dell'altro, di qualunque popolo esso sia, riconoscendo in ogni volto sfigurato dalla guerra un nostro fratello.

Se non ritroviamo la via della compassione e del rispetto radicale per la vita umana, continueremo a condannare le generazioni future alla stessa desolazione.

E voi, cosa ne pensate? Come possiamo ritrovare l'umanità perduta in un mondo che sembra assuefatto alla guerra? Vi invito a lasciare un vostro pensiero nei commenti.


01 ottobre 2026

Le nostre scelte e il valore della vita: una riflessione oltre la cronaca

 

Cari lettori, quante volte sentiamo fatti di cronaca che ci fanno rabbrividire. Vivendo a Torino, quando ho ascoltato la notizia di quella persona uccisa e fatta a pezzi, mi sono fatto una domanda profonda: come può un essere umano arrivare a questa brutalità? Come è possibile ridursi in questo modo? E il pensiero fa ancora più male sapendo che in vicende così estreme ci sono a volte coinvolte figure che dovrebbero educare, come un'insegnante.

"Il male che c'è nel mondo viene quasi sempre dall'ignoranza, e ogni intenzione di fare del male può causare tanta cieca sventura quanto la malvagità se non è illuminata." Albert Camus

Io penso che quando perdiamo di vista ciò che ci ha creato e per cui esistiamo, diventiamo esseri incapaci di renderci conto della gravità e della brutalità dei nostri gesti. Noi siamo stati creati per amare, non per uccidere.

Conosco bene la realtà del carcere, avendola frequentata come volontario per ben 24 anni. Ho ascoltato molte storie umane segnate dal dolore, tanto da conoscere una persona in detenzione con 130 omicidi sulla coscienza. Ma mi chiedo sempre: come puoi andare a dormire tranquillo quando sai che hai tolto la vita a un'altra persona?

"Non si uccide un essere umano. La vita è un dono sacro, e nessuno ha il diritto di violarla." Madre Teresa di Calcutta

Gesù nel Vangelo ci lascia un comandamento chiaro: "Amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi". Non ha mai detto di togliere la vita al proprio prossimo.

Perché si arriva a questi estremi?

Perché si perde il principio per cui siamo nati. Spesso si fa ricorso a droghe e dipendenze che spengono la lucidità della mente, portando l'essere umano a compiere atti contrari alla propria natura profonda. Questa stessa logica di distruzione la vediamo ogni giorno su scala globale: bambini, donne, uomini e anziani che muoiono a causa delle guerre. Persone innocenti, che non centrano nulla, ma che perdono la vita per decisioni ciniche prese da altri.

"La guerra è la sola cosa che rende la vita generale così insensata, così disperatamente vuota." Erich Maria Remarque

Il potere delle nostre scelte quotidiane

Nella vita incontriamo ogni giorno due tipi di umanità: uomini e donne che donano la propria vita per amore degli altri, e altri che la tolgono. Qui si radica il bivio fondamentale delle scelte che compiamo ogni giorno.

  • Le mie scelte generano amore o sofferenza?

  • Le mie scelte portano pace o odio?

  • La nostra vita è fonte di felicità o di tristezza per chi ci sta accanto?

Il mondo non cambia solo dall'alto, ma cambia attraverso la responsabilità dei nostri piccoli passi quotidiani. Interroghiamoci su questo, per riscoprire il valore autentico del nostro esistere.


IO CI SARO'




10 luglio 2026

IL GRANDE INGANNO MEDIATICO: SE LA POLITICA DIVENTA GOSSIP E PERDE DI VISTA I CITTADINI

 


Cari lettori,

in questi giorni mi sono fermato a riflettere su un fenomeno sempre più evidente e preoccupante: come la nostra vita quotidiana sia in balia di una narrazione distorta, fatta di notizie secondarie o palesemente gonfiate, che hanno l’unico obiettivo di distrarci dalla realtà vera. Vi siete mai chiesti fino a che punto siamo manipolati dal circo dell'informazione?

Oggi, un giornale o un telegiornale decide l'agenda della nostra attenzione aprendo la giornata su ciò che ritiene importante. Ma importante per chi? Nei giorni scorsi, ad esempio, i media nostrani sono stati monopolizzati dalle polemiche e dai commenti di Donald Trump nei confronti della nostra Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Per giorni non si è parlato d'altro. Ma analizziamo la cosa a mente fredda: era davvero una notizia così centrale per le nostre vite e per il futuro del Paese?

La verità è che i grandi organi di informazione si sono trasformati in veri e propri tabloid di gossip, costantemente a caccia del titolo acchiappaclic e del retroscena piccante.

La strategia della distrazione di massa

Vi siete mai chiesti perché accade questo? Non è un caso, ma una precisa strategia per distogliere lo sguardo da ciò che sta accadendo davvero attorno a noi. La distrazione di massa è, da sempre, uno dei più potenti strumenti del potere. Come diceva una celebre massima attribuita a Giulio Cesare, il modo migliore per governare è dare al popolo "panem et circenses" (pane e giochi), offrendo spettacoli e svago per distogliere la mente della gente dai veri problemi della gestione pubblica.

Mentre noi ci accapigliamo sui retroscena e sulle battute da salotto, la geopolitica globale trema. Sullo scacchiere internazionale vediamo leader americani che sembrano giocare ai soldatini, minacciando gravi ritorsioni contro chiunque non obbedisca ai loro comandi. Di contro, assistiamo allo spettacolo deprimente del resto del mondo politico che, ogni mattina, cerca affannosamente di correre ai pari per rimediare ai danni e alle provocazioni di turno.

La diplomazia e la strategia politica non si muovono più nelle sedi istituzionali o attraverso canali riservati, ma sui social network. Basta aprire un profilo per vedere capi di Stato che annunciano di tutto e di più a colpi di tweet o post. Vi sembra gente seria, questa? In che mani siamo guidati in tempi così complessi e pericolosi?

Dalle mura di una Circoscrizione a Torino: la politica che ho vissuto io

Oggi assistiamo a un vuoto ideologico spaventoso, dove l'apparenza ha totalmente sostituito la sostanza e il marketing elettorale ha preso il posto dei programmi a lungo termine.

Parlo così perché ho avuto la fortuna e l'onore di vivere la politica dall'interno. Anche se in una realtà locale e di prossimità — come la Circoscrizione qui a Torino —, quell'esperienza sul campo è bastata per farmi comprendere a fondo le dinamiche, le correnti e i compromessi che si muovono dentro quelle mura. Ed è proprio per questo che la conclusione a cui arrivo oggi è amara: i veri politici di un tempo, quelli guidati da una visione e da un profondo senso dello Stato, non esistono più.

Se Platone duemila anni fa ammoniva dicendo che «il prezzo pagato dalle persone buone che si disinteressano della politica è di essere governate da persone malvage», oggi il rischio è ancora più sottile: essere governati da persone semplicemente superficiali, più attente ai follower che al bene comune.

Fare politica oggi è diventato un esercizio di puro posizionamento personale, non più una missione sociale rivolta alla collettività.

Cosa significa (e dovrebbe significare) fare politica

Fare politica, quella vera, dovrebbe significare una cosa sola: prendersi a cuore i bisogni reali dei cittadini. Aristotele definiva l'essere umano come un «animale politico», intendendo che la nostra stessa natura ci spinge a vivere in comunità e a collaborare per la felicità di tutti. La vera politica è questa: l'arte del vivere insieme. Non dovrebbe riguardare l'interesse del proprio partito, la fame di potere o il posizionamento della propria corrente.

Mi viene in mente una frase straordinaria di Don Lorenzo Milani, scritta nella sua Lettera a una professoressa:

«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia».

Ecco cosa abbiamo smarrito. La politica deve essere un servizio civile da svolgere senza interessi personali di alcun genere, senza l'ossessione cinica di accumulare consenso e raccogliere voti solo in vista delle prossime elezioni. Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione, diceva che la libertà e la democrazia sono come l'aria: ci si accorge di quanto valgono solo quando cominciano a mancare. Non permettiamo che il gossip mediatico ci tolga l'aria della vera democrazia.

Finché la politica rimarrà schiava dei sondaggi e l'informazione rimarrà schiava dello spettacolo, saremo sempre distratti dai veri problemi che meriterebbero di essere discussi e risolti.

Grazie come sempre per aver trascorso qualche minuto qui sul blog e per avermi letto. La vostra opinione è fondamentale per arricchire questa riflessione: vi aspetto nei commenti qui sotto per sapere come la pensate.

Alla prossima,

Marco 

09 luglio 2026

OLTRE LA MODA: UNA RIFLESSIONE SULLA SALUTE DELLA NOSTRA PELLE

 


Cari lettori,

Penso che capiti spesso anche a voi di incontrare per strada persone con molti tatuaggi o, come si vede sempre più frequentemente in questo ultimo periodo, con braccia e gambe completamente ricoperte di inchiostro. Qualcuno mi dice: "È la moda!". Va bene, c’è piena libertà di scelta. Mi chiedo però se chi prende questa decisione si sia mai posto una domanda fondamentale: quel colore può fare danni alla salute?

Certamente molti risponderanno di no, che non fa male. Eppure la scienza si sta muovendo: la Fondazione Veronesi, ad esempio, sta conducendo studi per valutare la correlazione tra tatuaggi e il tumore ai linfonodi. La realtà è che, ad oggi, nessuno può affermare scientificamente che i tatuaggi facciano male, ma nessuno può nemmeno dare la certezza assoluta che siano innocui. Vi invito a riflettere su questo.

La pelle è un organo vitale per il nostro corpo: respira e, come diceva Hahnemann, attraverso di essa si manifestano segnali cruciali per la nostra salute.

Possiamo fare lo stesso discorso che facciamo per il cibo: se mangiamo costantemente cibo spazzatura, col tempo quella scelta porterà delle conseguenze. Lo stesso vale per la pelle. Possiamo apparire splendidi, alla moda e decorati, ma non conosciamo davvero l’impatto a lungo termine sul nostro organismo.

Io credo che il nostro corpo funzioni come la natura: se gli usiamo violenza, prima o poi ci presenterà il conto. A quel punto, dovremo solo accettare le conseguenze delle nostre decisioni. Già ogni giorno ci troviamo a combattere contro tantissime minacce: dall'inquinamento di ciò che respiriamo e mangiamo, fino allo stress psicologico. Se poi ci mettiamo del carico da soli, alla fine sarà il corpo a decidere per noi, manifestando il proprio disagio attraverso la malattia.

Mi spiace fare questo discorso, forse sembrerò fuori moda. Ma non importa. Io credo nel rispetto della vita in tutte le sue dimensioni. Quando la moda lancia una tendenza, io per primo mi chiedo: "Questa cosa mi fa bene?". Se la risposta è no, preferisco non accettare quella proposta, perché andrebbe contro il principio fondamentale di volersi bene.

Un piccolo spazio per voi: Approfitto di questo post per ringraziare di cuore tutti coloro che mi scrivono. Non riesco a vedere i vostri nomi, ma non importa: grazie davvero per i vostri bellissimi commenti!

Cosa ne pensate? Vi aspetto nei commenti per parlarne insieme.

LA SPESA MILITARE E LE VERE PRIORITA' DELL'ITALIA: LETTERA APERTA ALL PREMIER MELONI

 

Cari lettori,

voglio iniziare questa mia riflessione citando uno dei pilastri fondamentali della nostra Costituzione, l’Articolo 11:

«L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.»

Parole limpide, scritte da chi ha visto le macerie del nostro Paese. Eppure, oggi sento il bisogno di rivolgermi direttamente a Lei, Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e a tutti gli alleati che sostengono la sua maggioranza.

Se l'Italia ripudia fermamente la guerra, mi spiega, Presidente, perché stiamo assistendo a una continua e vertiginosa accelerazione della spesa militare, accettando persino i nuovi e sconsiderati obiettivi internazionali che vorrebbero spingere i fondi per difesa e sicurezza verso l'astronomica quota del 5% del PIL nei prossimi anni?

Mi scusi, ma Lei decide a nome di tutto il popolo italiano senza aver mai chiesto ai cittadini cosa ne pensino davvero di questa corsa al riarmo. So perfettamente che molto probabilmente non leggerà mai queste mie righe, ma se dovesse chiedere a me cosa ne penso, Le direi che quelle enormi risorse andrebbero investite altrove. Quel denaro va investito nella sanità pubblica, che sta crollando, nella scuola, e in tutto ciò di cui l'Italia ha disperatamente bisogno per fiorire.

Perché buttare via miliardi di euro in armamenti che semineranno soltanto morte e dolore, alimentando i conflitti con armi che partono anche dal nostro territorio? Come diceva un uomo che ha vissuto sul campo gli orrori dei conflitti, il fondatore di Emergency Gino Strada:

«La guerra è una scelta, non un destino. E le armi non servono a difendere la pace, servono solo a fare la guerra.»

Non ci sono bastate due guerre mondiali sul nostro suolo per farci capire che i conflitti portano solo sofferenza e distruzione per i civili? Anche Papa Francesco ha più volte ribadito questo concetto con parole che dovrebbero far riflettere:

«La vera risposta non sono altre armi, altre sanzioni, altre alleanze politico-militari, ma un'impostazione diversa, un modo diverso di governare il mondo ormai globalizzato, non facendo vedere i denti.»

Le chiedo, Presidente – dato che Lei rimarca spesso l'importanza dei suoi valori cristiani – di farsi un profondo esame di coscienza. Dimostri la coerenza di questi valori facendo una scelta coraggiosa per la pace e non per la guerra. La vera forza di una nazione non si misura dal numero dei suoi carri armati, ma dal benessere e dalla cura dei suoi cittadini. Vorrei ricordarle le parole di un indimenticato Presidente della Repubblica, Sandro Pertini:

«Si svuotino gli arsenali di guerra, sorgenti di morte, e si colmino i granai, sorgenti di vita per milioni di creature che lottano contro la fame.»

Grazie, cari lettori, per avermi letto fin qui.

Cosa ne pensate di questa gestione delle spese pubbliche? Siete d'accordo sul fatto che l'Italia dovrebbe investire di più nei servizi sociali invece che negli armamenti? Lasciate un commento qui sotto per raccontarmi la vostra opinione.

Alla prossima!

02 luglio 2026

L'INVIDIA CHE DISTRUGGE I TALENTI: COME TRASFORMARLA IN VALORE



Cari lettori, oggi vorrei parlarvi di un tema delicato ma cruciale: l'invidia.

L'invidia è un sentimento che fa male, prima di tutto a chi lo prova. Sarà capitato a ognuno di noi di provarla, oppure di subirla da parte di altre persone. Ma invidiare la vita o i successi altrui è un veleno per l'anima.

Facciamo qualche esempio pratico. Quante volte abbiamo desiderato essere attraenti come alcune persone che conosciamo? O quante volte abbiamo sognato un patrimonio finanziario che — presumiamo — ci darebbe più serenità? L'invidia nasce proprio così: nel momento in cui desideriamo qualcosa che non abbiamo, sia essa materiale o immateriale. Se non sappiamo gestirla, rischia di sfociare in rabbia, ferendo chi ci sta intorno.

L'invidia dove non te l'aspetti: i talenti nascosti

Personalmente, posso dire di aver vissuto questa dinamica in contesti dove l'invidia non dovrebbe proprio esistere: le comunità religiose.

A questo proposito, vorrei richiamare la celebre parabola dei talenti del Vangelo. Gesù racconta di un servo che, invece di far fruttare i talenti ricevuti, decide di nasconderli sotto terra per paura. Nella vita reale, quei talenti e quei doni generano spesso l'invidia nelle persone non ancora mature, incapaci di gioire per ciò che tu porti avanti ogni giorno con impegno.

Ma io mi chiedo: a cosa serve essere invidiosi? Ti cambia in meglio o in peggio?

Immaginiamo, per assurdo, un "eroe" che decida a tutti i costi di appropriarsi dell'oggetto della sua invidia. Costui metterebbe in atto una vera e propria guerra, disposto persino a distruggere (anche solo metaforicamente) colui che ha scatenato quel sentimento, pur di ottenere ciò che brama. L'invidia va curata e gestita, altrimenti rende le persone cattive, creando intorno a loro il vuoto assoluto.

Come si cura questa ferita?

Ho visto, purtroppo, persone meravigliose e con doni fantastici venire distrutte e "mandate in esilio" solo perché la loro ricchezza interiore dava fastidio a chi non la possedeva.

Come se ne esce? La cura parte dal parlarne con qualcuno di fidato, che possa aiutarci a uscire da quell'inferno in cui siamo stati risucchiati.

Non siamo invidiosi, non serve a nulla. Ognuno di noi porta dentro di sé un valore unico da donare agli altri, e questo valore è speciale proprio perché siamo tutti diversi. Se incontriamo una persona invidiosa, non giudichiamola: proviamo ad aiutarla a guarire da questa sofferenza.

Alla prossima e grazie di cuore per avermi letto.

Oltre lo schermo: Riflessioni sul dolore, la guerra e il grido di Gerusalemme

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