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01 luglio 2026

LA DELUSIONE NON E' UNA SCONFITTA, MA UN INSEGNAMENTO


Cari lettori,

oggi voglio parlarvi di un tema che prima o poi tocca ognuno di noi: la delusione.

Quante volte vi è capitato di rimanere delusi da persone a cui volevate bene, convinti che il sentimento fosse riciproco, per poi vederle sparire nel nulla proprio nel momento del bisogno? Io, purtroppo, questa esperienza l’ho vissuta tante volte.

Nella mia vita ho sempre cercato di aiutare gli altri. I miei genitori mi hanno insegnato l'importanza di farmi prossimo, di esserci per chi soffre o si trova in difficoltà. Per molti anni la mia strada mi ha portato a essere un dono per il prossimo; eppure, quando le mie scelte mi hanno condotto su un percorso diverso e sono stato io a trovarmi nel bisogno, molti sono spariti. Nel nulla. Come se non fossi mai esistito.

Fortunatamente non tutto va perduto: le persone vere, quelle che mi vogliono bene ancora oggi, sono rimaste al mio fianco.

Una selezione naturale

Ho capito che la delusione non è una sconfitta, ma un grande insegnamento. Ci insegna a fare selezione, a scegliere con cura chi vogliamo che faccia davvero parte del nostro cammino. Tutto il resto può prendere un treno… senza biglietto di ritorno.

Certamente fa male al cuore. Fa male perché non ti aspetti che certe persone, da un giorno all'altro, voltino pagina dimenticandosi di chi sei e di cosa hai fatto per loro. Io non auguro a nessuno il male che ho ricevuto, ma spero sinceramente che queste persone possano incontrare qualcuno che, nel momento del bisogno, volti loro le spalle. Non per vendetta, ma perché solo attraverso l'esperienza personale si può comprendere davvero la portata del dolore che si è causato agli altri.

Un'esperienza universale

Persino Gesù fu deluso dai suoi stessi discepoli, che nel momento più buio gli voltarono le spalle e scapparono per paura.

Durante il nostro cammino su questa terra dobbiamo mettere in conto che, prima o poi, verremo delusi. Ma è proprio da lì che impariamo la lezione più importante: non bisogna aprire la porta del nostro cuore a chiunque.

Alla prossima. Grazie di cuore per avermi letto.

21 aprile 2026

FATE AGLI ALTRI QUELLO CHE VORRESTE FOSSE FATTO A VOI

 


Cari lettori, eccoci alla nostra riflessione settimanale. Guardando a ciò che sta accadendo nel mondo, mi chiedo se la frase "fate agli altri quello che vorreste fosse fatto a voi" trovi ancora posto nel cuore degli uomini, specialmente in quelli che guidano le nazioni.

Pensate ai genitori in Libano, a Gaza o in ogni altro luogo dove la guerra è ormai di casa: chi mai vorrebbe che il proprio figlio fosse ucciso da una bomba? Se mi chiedo cosa desidero io dagli altri, la risposta è semplice: non la guerra, ma il rispetto.

Nella Lettera di Paolo ai Filippesi leggiamo: «Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil. 2,4). È una frase breve, ma racchiude l’essenza del comportamento umano. Chiediamoci onestamente: nelle nostre azioni quotidiane, cerchiamo il bene comune o solo il nostro tornaconto? Mettere l'interesse dell'altro al primo posto significa essere attenti ai suoi bisogni.

Troppo spesso, invece, prevalgono la carriera, i soldi o il riconoscimento sociale. Siamo diventati maestri nel camuffare l’interesse personale, facendolo passare per un bene collettivo. È un'esperienza dolorosa accorgersi di essere stati usati da chi agisce con questo cinismo; sono ferite che toccano il profondo e che ci obbligano a fare delle scelte drastiche su chi frequentare.

In questo mondo esiste chi agisce per donarsi e chi agisce solo per se stesso. Noi da che parte vogliamo stare?

Alla prossima, cari lettori.

31 marzo 2026

L'AMORE CHE SCANDALIZZA

 


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Cari lettori, eccomi alla condivisione settimanale del mio vagare nella vita. Siamo in questa Settimana Santa che torna ogni anno, eppure ha sempre qualcosa di nuovo da dirci.

Resto sempre più scandalizzato dalla vita di Gesù: il Suo amore è immenso, ma non tollera l’ipocrisia dei farisei e la condanna apertamente. Mi scandalizza anche il fatto che, nella mia quotidianità, io non riesca ad amare come Lui. Lui muore per amore, dando la Sua vita per salvare la nostra; eppure, gran parte dell’umanità ha dimenticato questo sacrificio, scegliendo l'egoismo e ignorando chi è nel bisogno.

Provate a immaginare se noi avessimo il coraggio di amare fino a quel punto. Vi dico la verità: ci sono giorni in cui prenderei a sberle alcune persone per il loro comportamento. Poi mi fermo e mi dico che devo amare, se voglio davvero aiutare l’altro a compiere un cambiamento. Qualcuno potrebbe chiedermi come si fa. Come Marco, da solo, non potrei mai farcela; non ne sarei capace. Allora chiudo gli occhi e chiedo a Lui di amare attraverso di me, di usarmi per voler bene anche a quella persona che mi sta "sulle palle".

Mi accorgo che poi le nuvole svaniscono e sento dentro un sentimento diverso: un amore che non è mio, ma Suo. È un esercizio che devo fare tante volte al giorno, perché altrimenti rischio di farmi del male di fronte alla cattiveria, alla mancanza di valori e di rispetto che dilaga per le strade. Oggi sembra che non siamo più esseri umani creati per amare, ma per farci la guerra. Guardate cosa accade in giro: ragazzi che accoltellano i professori, stragi nelle scuole, uomini che uccidono "per amore", persone che si fanno giustizia da sole. Vi sembra un mondo dove l’amore vince? No.

Quando Gesù morì su quella croce, sembrava che l’amore fosse stato sconfitto dalla gelosia e dalla rivalità umana. Ma dopo tre giorni Lui vince, portando una vita così nuova che i primi cristiani affrontavano il martirio cantando. Morivano per amore di chi faceva loro del male. Questo mi scandalizza, ma ringrazio di aver conosciuto questo "scandalo" e di sperimentare ogni giorno il Suo amore. Non abbiate paura, cari lettori: è una forza incredibile. Lasciatevi conquistare.

Vi auguro una Pasqua d’amore. Un abbraccio, vostro Marco.

11 marzo 2026

Il volto


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https://drive.google.com/file/d/1EHQTHr0Df1ls5M9j9klp1Bq63Fwev0hO/view?usp=drivesdk


IL VOLTO

Oggi desidero condurvi lungo un percorso che viviamo quotidianamente: l'incontro con il volto dell'altro.

“La vera natura del volto, il suo segreto sta altrove: nella domanda che mi rivolge, domanda che è al contempo una richiesta di aiuto e una minaccia”.

Queste parole sono tratte da "Totalità e Infinito" di Emmanuel Lévinas. Ogni volta che incontriamo una persona, se la guardiamo con attenzione, ci rendiamo conto che il suo volto ci comunica qualcosa del suo vissuto. Immaginate di incontrare un amico o un'amica che al telefono non vi ha detto nulla. Ma nel momento in cui vedete il suo volto, capite se qualcosa non va. Immediatamente scatta la domanda: "Tutto bene?". Vi invito a fare un esperimento che io stesso compio spesso mentre vado al lavoro, a piedi o in tram: osservate i volti delle persone. Quel volto vi svela ciò che vivono interiormente. Noterete che una persona che soffre ha un volto pallido, privo di sorriso, e occhi spenti, privi di luce. Al contrario, se incontriamo una persona serena, il suo volto è pieno di luce. Cosa ci dice questo? Che non possiamo mascherare nulla, perché siamo trasparenti e ciò che abbiamo dentro emerge attraverso il nostro corpo. Ecco perché Lévinas afferma che l'impatto con quel volto genera una richiesta di aiuto o una minaccia.

Proviamo a pensare quante volte nel corso della giornata incontriamo tanti volti, carichi di sofferenze, delusioni e speranze. Non restiamo indifferenti di fronte a questi volti, non comportiamoci come se non ci importasse nulla, anche se non possiamo fare nulla. Eleviamo un pensiero al cielo per chi sta soffrendo in quel momento, affinché ritrovi la speranza di ricominciare e sul suo volto torni a splendere la gioia. Io compio questo gesto ogni giorno per le persone che non conosco, che incrocio sul mio cammino, e innalzo questa preghiera al cielo affinché l'Eterno si ricordi di loro attraverso il loro volto.

Ci risentiamo la settimana prossima con Marco.


25 febbraio 2026

CARISSIMI LETTORI


File audio


https://drive.google.com/file/d/1Hc9TaER0I5MWZNHz3fs2logtQabPrl8s/view?usp=drivesdk


Cari lettori, dei miei post o dei miei libri,

ho pensato di scrivervi una volta alla settimana. Una lettera semplice, per raccontarvi quello

che mi passa per la testa.

Alcuni di voi hanno letto i miei libri e sanno che amo scrivere. Non era il mio sogno principale,

lo è diventato grazie a una persona che, prima ancora di me, aveva capito che potevo farlo.

Da allora mi pongo spesso una domanda: perché scrivo? Che cosa voglio

davvero comunicare?

Vi porto nella mia quotidianità. In quei momenti in cui ci muoviamo per andare al lavoro o a

fare la spesa, incontriamo persone, storie, frammenti di vita. Se ci lasciamo coinvolgere da

quello che vediamo, iniziamo a cercare risposte. Vi è mai capitato?

Vi faccio un esempio. Vivo a Torino e lavoro in centro. Quando vado al lavoro mi capita

spesso di incrociare la realtà di chi vive per strada. Ogni volta mi chiedo: come ci sono finiti?

Per scelta personale? Per situazioni difficili che hanno vissuto? È giusto vivere senza un

luogo proprio, senza una casa?

A volte incontri persone in difficoltà che ti suscitano compassione; altre volte percepisci

atteggiamenti che sembrano voler approfittare degli altri. E allora ti domandi: come posso

aiutare davvero? Dando dei soldi? Comprando qualcosa da mangiare? O in un altro modo

ancora?

Caro lettore, credo che non sia facile dare risposte davanti a certe problematiche.

Però penso che porsi la domanda sia già un piccolo passo. Quante volte passiamo

indifferenti davanti a queste realtà, senza pensare che potremmo essere noi al loro posto?

Basta perdere il lavoro, non avere più uno stipendio, e il rischio di perdere tutto

diventa concreto.

Io ho vissuto quel timore: la paura di non avere più nulla, di vedere crollare le certezze.

E so quanto sia fragile l’equilibrio su cui camminiamo ogni giorno.

Per questo vi scrivo tutto questo, cari lettori: perché credo che dovremmo imparare a

ringraziare per ciò che abbiamo, senza dare tutto per scontato e senza lamentarci troppo.

Grazie per avermi letto.
Alla prossima lettera,

Marco

24 febbraio 2026

I VALORI DELLA VITA

 


I VALORI DELLA VITA 


File audio


https://drive.google.com/file/d/18NMtNgr_60yitvwdEXRNKtWcefTBcL-e/view?usp=drivesdk


Cari lettori,

oggi voglio parlarvi di un tema che porto avanti da diversi anni e che una persona conosciuta

nella mia vita mi ha aiutato a comprendere profondamente: l’importanza dei valori.

La domanda che possiamo porci è questa: che cosa sono per me i valori? Sono davvero

importanti oppure non ci faccio caso?

Nel vocabolario della Treccani si legge:

“I valori sono gli ideali che orientano le nostre scelte morali. Sono i princìpi che i singoli individui

o una collettività considerano superiori o preferibili. Essi vengono utilizzati come criterio per

giudicare o valutare comportamenti e azioni. I valori si connettono in vario modo con la realtà

sociale e politica, con l’organizzazione economica e giuridica, con le tradizioni, i costumi e i

simboli di una collettività, e quindi mutano nelle varie culture ed epoche storiche.”

(cit. Valori – Enciclopedia Treccani)

Come vedete, i valori entrano a far parte della nostra vita non solo nella dimensione personale,

ma anche in quella collettiva. Attraversano la nostra quotidianità a livello sociale, politico,

economico, religioso e giuridico. Possiamo giudicare l’operato e i comportamenti non solo

di una persona, ma anche di una collettività, proprio alla luce dei valori.

Vorrei portarvi dentro la realtà. Pensiamo a un fatto di cronaca di questi giorni: la storia di Domenico,

il bambino di Napoli che, a causa di un errore umano, ha perso la vita. Come possiamo

giudicare questo fatto alla luce dei valori? Chi ha agito ha messo al primo posto il valore della vita,

oppure altro? Che cosa emerge, prima di tutto, nelle azioni che compiamo ogni giorno?

Se il mio agire segue la logica dei valori, devo essere consapevole che può essere in gioco la vita di

una persona e, in casi come questo, quella di un bambino. Devo essere estremamente scrupoloso in

ciò che faccio. Certamente questo vale per ogni essere umano.

In questi casi non possiamo limitarci a considerare l’accaduto come una semplice notizia di cronaca:

ciò che succede coinvolge anche la nostra vita, perché ci pone in una posizione di responsabilità

personale ogni volta che compiamo un’azione che ricade sugli altri.

Il valore, quindi, spinge ciascuno di noi a porsi domande e a cercare risposte. Quello che voglio dirvi,

cari lettori, è che in ogni istante della nostra vita dobbiamo interrogarci sul valore delle azioni che

compiamo. Se non attribuisco valore a un’azione, essa potrà avere conseguenze che generano

sofferenza.

Qui ritorna ciò che vi dicevo la settimana scorsa: il rispetto è un valore. Nel momento in cui agisco

senza tenerne conto, le mie azioni avranno conseguenze. Lo dico per esperienza personale, perché

mi sono trovato davanti a persone in detenzione che hanno preso coscienza del fatto che ciò che

avevano fatto non era fondato su valori, ma sull’egoismo.

Nella società attuale c’è bisogno di tornare ai valori, altrimenti rischiamo di auto distruggerci. Lo
vediamo anche nelle guerre in atto.


Grazie per avermi letto.

Alla prossima settimana.

Marco













Oltre lo schermo: Riflessioni sul dolore, la guerra e il grido di Gerusalemme

  Cari lettori, oggi sono stato al cinema per vedere un documentario — intitolato Naza — che scava nel cuore oscuro dei meccanismi con cui ...