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29 luglio 2026

OLTRE LA VIOLENZA: CAPIRE LE RADICI PER COSTRUIRE LA PACE

 


Cari lettori,

In questi giorni stiamo assistendo a troppa violenza e a troppa sofferenza. Viene spontaneo chiedersi: come mai l’essere umano diventa violento? Che cosa lo spinge a comportarsi in modo così irrispettoso nei confronti degli altri?

La violenza nasce da un insieme di fattori, spesso legati al disagio sociale di persone che non sono serene nella propria vita. Queste tensioni accumulate nel cuore finiscono per sfogarsi attraverso l'aggressività, trasformando manifestazioni nate come pacifiche in occasioni di rabbia e scontro. Sono persone che vivono un profondo malessere e che finiscono per identificarsi con chi fa del male.

Se analizziamo ciò che ci circonda, ci rendiamo conto che spesso la politica non offre un buon esempio ai cittadini. In una società sana, invece, dovrebbero esserci percorsi reali di integrazione, in cui ogni persona possa identificarsi e impegnarsi attivamente per costruire un mondo di pace.

Vediamo la violenza già nella scuola con il bullismo, che ferisce bambini e adolescenti creando in loro sofferenza e profondo disagio. La vediamo nel mondo del lavoro, dove c'è sfruttamento: persone che si spaccano la schiena per 2 euro all'ora, mentre altre guadagnano milioni senza fare alcuna fatica.

Quando si dice che bisogna condannare la violenza, sono il primo a sostenere che non si debbano mai accettare tali atti. Tuttavia, dobbiamo anche porci una domanda fondamentale: perché queste persone diventano violente? E noi, come società, cosa stiamo facendo per aiutarle a guarire da questa violenza cronica?

Basta metterle in carcere? No! Il carcere, molte volte, non rieduca ma peggiora le cose. Se vogliamo che una persona cambi davvero, deve prendere consapevolezza delle proprie azioni e dei danni che genera nel corso della sua vita. Deve entrare in crisi e capire che l'aggressività non può far parte di una società civile e rispettosa.

Non basta individuare i colpevoli: bisogna lavorare affinché acquisiscano la consapevolezza che le loro azioni portano alla morte e non alla vita.

Grazie per avermi letto. Ti invito a lasciare un commento qui sotto per farmi sapere cosa ne pensi. Se ti è piaciuto questo articolo, condividi il link del blog: pietradiscarto.blogspot.com.

Alla prossima,

Marco

14 aprile 2026

La radice dei nostri bisogni: perché scegliamo il bene o il male?

 




File audio clicca sul link 


https://drive.google.com/file/d/1C8uY4r4hqD6yVuGvUnsLTRiCVXqtcw56/view?usp=drivesdk


Cari lettori, oggi voglio parlarvi del bisogno. Il bisogno è una forza che portiamo dentro e che, costantemente, ci orienta verso determinate scelte. Se ci pensiamo, la nostra giornata è costellata di necessità: fame, sete, il desiderio di rilassarsi, di scrivere, di dormire... potrei andare avanti all’infinito.

Ma voglio porvi una domanda: i bisogni sono tutti buoni? Oppure esistono bisogni "negativi"?

Pensiamo a esempi estremi: il bisogno di uccidere, o quello di imbrattare un muro con scarabocchi che nulla hanno a che fare con l'arte. Esistono impulsi che si discostano dalla normalità. Perché alcune persone provano bisogni che generano solo male? Potremmo persino includere la guerra tra questi. È un bisogno? Purtroppo sì, lo è per qualcuno.

Da dove nascono questi bisogni?

Le radici possono essere molteplici: educative, sociali, culturali. Perché nella società convivono persone spinte dal desiderio di aiutare il prossimo e altre che mirano solo alla distruzione dell'altro?

Trovare una risposta non è semplice, ma vorrei offrirvi uno spunto di riflessione partendo dalle basi. Cosa vi hanno insegnato i vostri genitori quando eravate piccoli? Se sono stati modelli positivi, vi avranno trasmesso i loro bisogni: essere onesti, aiutare gli altri, rispettare la comunità.

L'esempio comincia da casa

Il primo esempio si riceve tra le mura domestiche. Spesso sento genitori difendere i figli a oltranza: "Mio figlio non è come dicono". A quei genitori vorrei dire: ponetevi una domanda, che tipo di esempio siete stati per lui? Non dobbiamo mai scaricare la responsabilità sugli altri.

Nella società odierna, tutti noi — dalla famiglia alla scuola, dai gruppi di aggregazione ai contesti sociali — abbiamo il dovere di essere un esempio per i più giovani. Dobbiamo dimostrare che l’altro va rispettato, non calpestato, deriso o ucciso.

Se ognuno di noi si prende cura della piccola piantina che sta crescendo, essa diventerà un grande albero dove molti potranno trovare ristoro.

Conclusione

Il bisogno sano nasce da un’educazione fondata su principi puliti, non sulla minaccia o sulla prevaricazione. Ogni volta che un uomo uccide un altro uomo, assistiamo al fallimento dell’umanità. Non siamo stati creati per distruggere, ma per prenderci cura l'uno dell'altro.

Alla prossima, Marco

Oltre lo schermo: Riflessioni sul dolore, la guerra e il grido di Gerusalemme

  Cari lettori, oggi sono stato al cinema per vedere un documentario — intitolato Naza — che scava nel cuore oscuro dei meccanismi con cui ...