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11 agosto 2026

LA COERENZA E IL VALORE DELLE RELAZIONI

 




Carissimi lettori,
oggi vorrei riflettere con voi su un tema fondamentale: la coerenza.
Essere coerenti e saper riconoscere i propri sbagli non è mai facile. Quante volte ci troviamo ad affrontare situazioni o a incontrare persone con cui facciamo una gran fatica a mantenere o a ritrovare questa coerenza?
Perché accade questo?

La risposta risiede nel fatto che la coerenza ha bisogno di basi solide: valori condivisi che mettono davvero in armonia le persone. Come diceva Ralph Waldo Emerson:
"Ciò che fai parla così forte che non riesco a sentire ciò che dici."
Se manca questa struttura, essere coerenti diventa quasi impossibile. Quando chi abbiamo di fronte mette al centro unicamente i propri interessi personali, viene meno il valore dell'altruismo e il senso del "farsi dono" per l'altro.

L'esempio dell'amicizia e delle relazioni

Pensiamo all'amicizia. Se entrambi gli amici condividono valori come la solidarietà e l'accoglienza, quel legame durerà nel tempo, nutrendosi di una coerenza reciproca. Se al contrario una delle parti agisce solo per interesse economico o per un tornaconto personale, quella relazione prima o poi è destinata a spegnersi.
Aristotele lo aveva già compreso chiaramente quando scriveva:
"L’amicizia basata sull’utilità si dissolve non appena cessa il vantaggio."
Questo ci porta a un'analisi necessaria dei nostri rapporti quotidiani: i legami durano nel tempo quando entrambe le parti desiderano alimentarli, nutrendosi dei valori dell'altro e riconoscendoli come essenziali per il proprio cammino di vita. Pretendere di prendere sempre senza donare mai è puro egoismo, ed è ciò che porta alla fine di qualsiasi rapporto.
Questo principio vale per l'amicizia, ma si applica allo stesso modo alla vita di coppia, qualunque essa sia. Entrare in relazione con qualcuno richiede un grande lavoro di equilibrio e una profonda maturità per evitare l'autodistruzione del legame.

Una riflessione per concludere

Quando un rapporto o un'amicizia giunge al termine, proviamo a chiederci: cosa non ha funzionato? C'erano davvero dei valori condivisi alla base, oppure c'era altro?
Se il terreno su cui scegliamo di edificare una relazione non è solido, prima o poi la casa crolla. Ricordiamoci sempre le parole di Mahatma Gandhi:
"La felicità è quando ciò che pensi, ciò che dici e ciò che fai sono in armonia."
Grazie di cuore per avermi letto. Se vi va di confrontarvi su questo tema o di lasciarmi un vostro pensiero, potete scrivermi a: marcorizzonato@outlook.it.
Alla prossima!
Marco 

09 luglio 2026

QUANDO L'AMICIZIA DIVENTA SENSO UNICO: CORAGGIO DI VOLTARE PAGINA


Cari lettori,

alla mia veneranda età si potrebbe pensare che io abbia ormai capito come gira il mondo e che non debba più pormi determinate domande. A questo punto della vita si dovrebbe agire, forti dell'esperienza, eppure di recente mi sono trovato a riflettere profondamente davanti ad alcuni comportamenti che mi hanno spiazzato. Mi sono guardato dentro e mi sono chiesto, con una punta di amarezza: che cos'è davvero l'amicizia?

Già Socrate, camminando per le strade di Atene, diceva di non sapere come si acquistasse un amico, ma ammetteva che possedere un amico sincero valesse più di qualsiasi tesoro del re di Persia. Eppure, questo sentimento così prezioso, esattamente come l'amore, non può e non deve essere vissuto a senso unico. È un legame che richiede una strada a doppio senso, fatta di ascolto e di scambio reciproco. Quando questo equilibrio si spezza e ti rendi conto di essere l'unico a investire tempo, energie e cuore, mentre dall'altra parte c'è chi si limita a ricevere comodamente, il dubbio diventa inevitabile.

Troppo spesso mi sono trovato nella scomoda posizione di essere quello che fa sempre il primo passo. Dall'altra parte, il silenzio; o meglio, venivo cercato solo nel momento del bisogno, che fosse per un aiuto pratico o per trovare una spalla su cui sfogarsi. Questo è puro opportunismo. Platone, nel suo Liside, scriveva che "chi ama, non è amico di chi non lo riama". Il filosofo ci ricordava che l'amicizia non può essere utilitaristica: non si può chiamare "amico" chi ti usa come un mezzo per raggiungere i propri scopi o per colmare i propri vuoti. L'amicizia è un bene in sé, non uno strumento di convenienza.

Quando gli anni passano e il bagaglio delle esperienze si fa pesante, si impara anche a guardare la realtà senza filtri. Si capisce che il tempo rimasto è troppo prezioso per essere sprecato con chi ci considera solo una comoda opzione. Arriva un momento in cui dire "basta" non è un atto di rabbia, ma di dignità. Bisogna avere il coraggio profondo di fare una scelta drastica: continuare a farsi ferire da dinamiche a senso unico o voltare definitivamente pagina per iniziare a scrivere un capitolo nuovo. Un capitolo in cui fare spazio solo a chi dimostra, con i fatti, di sapere cosa significhi "esserci".

Che ne dite, cari amici? Vi è mai capitato di sentirvi così in un'amicizia? Vi siete mai accorti che l'altro cercava solo l'utilità e non il vostro bene?

Vi auguro una buona lettura e, se vi va, lasciate un commento qui sotto per condividere la vostra storia.

Alla prossima!

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