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07 settembre 2026

L'INTEGRAZIONE NON SI TOCCA: UN'EREDITA' DI LOTTE CONTRO IL RITORNO ALL'EMARGINAZIONE




"La misura dell'intelligenza di una classe politica si vede da come tratta gli ultimi, i deboli, chi ha bisogno." Don Milani
Cari lettori,
Non voglio fare politica, è un ambito che non mi interessa più, ma sento il dovere di guardare in faccia la realtà e raccontare ciò che sta succedendo.
Per molti anni ho cercato di portare avanti l'integrazione delle persone con disabilità. Non ero il solo a impegnarmi: a partire dagli anni '80 del secolo scorso eravamo in tanti a lottare, soprattutto i genitori dei ragazzi. Abbiamo combattuto per i loro diritti, affinché potessero integrare la propria vita nella società e non essere mai più emarginati.
Posso raccontare tutto questo con cognizione di causa, essendo stato religioso all'interno di un istituto che teneva le porte chiuse, dove l'integrazione era inesistente. Con il tempo e con molta fatica siamo riusciti a fare i primi, fondamentali passi in avanti.
Oggi, invece, mi ritrovo ad ascoltare le teorie di certi personaggi che si spacciano per politici senza esserlo, i quali arrivano a sostenere che le persone con disabilità dovrebbero frequentare scuole separate.
Vorrei chiedere direttamente al generale Vannacci: chi sei tu per fare certi discorsi sul sociale, quando ti sei sempre e solo occupato di carriera militare? L'avrai anche fatta bene, visto il grado che ti hanno riconosciuto, ma non venire a insegnare a milioni di italiani che si sono battuti per l'integrazione come dovremmo comportarci, proponendo di tornare alle classi differenziate.
Il mondo del sociale dovrebbe scendere in piazza in tutta Italia contro affermazioni di questo genere. Metterei te, con le tue idee medievali, a fare esperienza diretta di cosa significhi essere emarginati. Che competenza puoi mai avere sul tema della disabilità, se non hai mai sfiorato da vicino la vita di una persona con disabilità?Vi prego, toglietemi dalla vista e dalle orecchie soggetti del genere, che si svegliano al mattino e pensano di essere grandi statisti senza aver mai respirato l'umanità di una comunità. Spero che questi personaggi abbiano breve vita politica, ma questo dipende solo da noi elettori nel momento in cui andiamo a votare. Se li scegliamo, poi non lamentiamoci se l'Italia va a rotoli.Scusate lo sfogo, ma non riuscivo più a tenere dentro l'amarezza per quanto sta accadendo.

"L'inclusione non è portare qualcuno nel nostro mondo, ma costruire insieme un mondo in cui c'è posto per tutti."
Se volete scrivermi e confrontarvi con me, mi farà molto piacere: potete farlo nei commenti di questo blog oppure via email all'indirizzo marcorizzonato@hotmail.it. Alla prossima,

Marco Rizzonato

25 agosto 2026

DA LETTORE A AUTORE DI 10 LIBRI: LA MIA STORIA E UNA SBIRCIATA AL PROSSIMO ROMANZO

 

Cari lettori, vorrei iniziare questo articolo facendovi una domanda diretta: quanti libri leggete in un anno? Io ne leggo (e ascolto!) davvero tanti. Per me la lettura è da sempre un rifugio fondamentale, un modo per far evadere la mente e allontanarla dai problemi di tutti i giorni. Ho uno stile di fruizione ibrido: amo profondamente il libro cartaceo, ma al tempo stesso ascolto tantissimi audiolibri a casa — mentre cucino o faccio le pulizie — e durante i tragitti per andare al lavoro.Oggi, però, la lettura per me non è solo uno svago: è diventata la linfa vitale che nutre la mia scrittura.

«I libri si rispettano usandoli, non lasciandoli stare.» — Umberto Eco

L'incontro che ha cambiato tutto

Se mi guardo indietro, non avrei mai pensato di diventare uno scrittore. Nella mia vita passata mi sentivo inadeguato, a tratti persino "ignorante", e consideravo il mondo della scrittura totalmente fuori dalla mia portata.La svolta è arrivata durante il percorso di laurea triennale all'Università LUMSA di Roma. Avevo chiesto la tesi di ricerca all'esperienza del carcere alla Prof.ssa Paula. Al termine della discussione, accadde qualcosa di inatteso: la professoressa si avvicinò e mi disse: «Adesso scriviamo un libro su questa tesi?». La mia prima reazione fu un no categorico. Non mi sentivo pronto né all'altezza. Lei, però, conoscendo le mie capacità e sapendo come tirare fuori il meglio da me, mi propose di affiancarmi un amico giornalista dell'ANSA per guidarmi nel processo. Accettai la sfida.È iniziata così un'avventura straordinaria che dura ormai da 17 anni. Tener tra le mani il mio primo libro stampato è stata un'emozione indescrivibile: il frutto di una grande fatica, ma soprattutto la gioia di poter condividere i miei pensieri con il resto del mondo.
«La scrittura è l'architettura dell'anima.» — Virginia Woolf

Il legame con voi lettori

In questi anni ho pubblicato 10 libri, spaziando da opere per adulti a storie per bambini, compresi due romanzi tratti da storie vere. Il mio ultimo romanzo, "Ho amato solo me stesso" (un thriller erotico-criminale pubblicato con Pathos Edizioni, casa editrice che accoglie sempre con entusiasmo i miei progetti), ha richiesto oltre due anni di intenso lavoro. Quando il libro è uscito, ho iniziato a ricevere i vostri messaggi: c'è chi l'ha divorato in un solo giorno e chi mi ha confessato di aver provato la sensazione di "vedere un film" durante la lettura. Devo ammetterlo: ricevere questi feedback alza il morale. Capita a tutti gli autori, nei momenti di sconforto, di chiedersi a cosa serva scrivere se si pensa che la gente legga sempre meno. Poi arrivano le vostre parole, l'apprezzamento per il lavoro svolto e la fatidica domanda — «a quando il prossimo libro?» — che restituisce forza e senso a tutto.

Anticipazioni sul nuovo romanzo

A questo proposito, voglio darvi un piccolo aggiornamento. Sto attualmente lavorando al mio nuovo romanzo ambientato a Torino. È la storia di un grande regista impegnato a mettere in piedi uno spettacolo importante, mentre la vita lo mette duramente alla prova. Ho già scritto 8 capitoli e il mio obiettivo è di farlo uscire all'inizio del prossimo anno. Vi chiedo solo un altro po' di pazienza! Nel frattempo, se non avete ancora letto tutti i miei libri, vi invito a recuperarli e a farmi sapere cosa ne pensate nei commenti qui sotto o via messaggio: il vostro riscontro è il regalo più grande che possiate farmi. 
E voi che mi leggete? Siete più da libro cartaceo o da audiolibro? Quanti libri riuscite a leggere in un anno? Raccontatemelo nei commenti! Oppure inviatemi una mail a marcorizzonato@outlook.it. 

21 aprile 2026

FATE AGLI ALTRI QUELLO CHE VORRESTE FOSSE FATTO A VOI

 


Cari lettori, eccoci alla nostra riflessione settimanale. Guardando a ciò che sta accadendo nel mondo, mi chiedo se la frase "fate agli altri quello che vorreste fosse fatto a voi" trovi ancora posto nel cuore degli uomini, specialmente in quelli che guidano le nazioni.

Pensate ai genitori in Libano, a Gaza o in ogni altro luogo dove la guerra è ormai di casa: chi mai vorrebbe che il proprio figlio fosse ucciso da una bomba? Se mi chiedo cosa desidero io dagli altri, la risposta è semplice: non la guerra, ma il rispetto.

Nella Lettera di Paolo ai Filippesi leggiamo: «Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil. 2,4). È una frase breve, ma racchiude l’essenza del comportamento umano. Chiediamoci onestamente: nelle nostre azioni quotidiane, cerchiamo il bene comune o solo il nostro tornaconto? Mettere l'interesse dell'altro al primo posto significa essere attenti ai suoi bisogni.

Troppo spesso, invece, prevalgono la carriera, i soldi o il riconoscimento sociale. Siamo diventati maestri nel camuffare l’interesse personale, facendolo passare per un bene collettivo. È un'esperienza dolorosa accorgersi di essere stati usati da chi agisce con questo cinismo; sono ferite che toccano il profondo e che ci obbligano a fare delle scelte drastiche su chi frequentare.

In questo mondo esiste chi agisce per donarsi e chi agisce solo per se stesso. Noi da che parte vogliamo stare?

Alla prossima, cari lettori.

07 aprile 2026

COSTRUIRE MONDI DI PACE NEL NOSTRO PICCOLO

 


File audio clicca su link 


https://drive.google.com/file/d/1xz0My3VpHc3wBa5m8dj3XgYOt1hlkeau/view?usp=drivesdk


Cari lettori, oggi vorrei invitarvi a riflettere sulla situazione che stiamo vivendo. Se proviamo a fare un’analisi di ciò che accade nel mondo ormai da diversi anni, balza all'occhio una realtà amara: alcuni dei "potenti della Terra" pensano ancora di risolvere le controversie attraverso la guerra.

Il peso della storia

Se torniamo indietro nel tempo e analizziamo i conflitti che hanno segnato la storia — a partire dall'ultima Guerra Mondiale — sorge una domanda spontanea: qualcuna di queste guerre ha davvero risolto qualcosa?

La risposta è purtroppo sotto i nostri occhi. Questi conflitti hanno solo:

• Generato sofferenze inenarrabili;

• Creato povertà estrema;

• Lasciato ferite profonde che non sono guarite nemmeno dopo decenni.

Mi chiedo spesso perché si continui a pensare che dichiarare guerra sia la soluzione.

La guerra nella nostra quotidianità

Se ci pensate, anche nella nostra vita di tutti i giorni capita di provare l'impulso di "dichiarare guerra" a persone o realtà che non rispettano i nostri valori o la nostra educazione. Eppure, alla fine, decidiamo di non farlo. Perché? Perché comprendiamo che quel conflitto porterebbe solo dolore, a noi stessi e agli altri.

È davvero così difficile amare? Parliamo tanto di pace, ma siamo davvero disposti a metterla in pratica o preferiamo innalzare muri che separano?

Un esempio di speranza: l'ulivo che unisce

In questi giorni ho letto un articolo che mi ha colpito profondamente. Parlava di una cooperativa nei territori arabi dove donne ebree e palestinesi lavorano fianco a fianco. Insieme producono olio e altri prodotti derivati dall'ulivo.

Queste donne si sono scelte. Hanno scelto un ideale comune perché credono fermamente che convivere sia possibile. Sono la prova vivente che, se c'è la volontà, si può abbattere ogni barriera. È solo questione di scelta.

Conclusione

Dobbiamo costruire mondi di pace nel nostro piccolo, nei luoghi che frequentiamo ogni giorno. Solo così potremo seminare speranza in un campo che oggi sembra arido e segnato dalla morte. Non perdiamo mai l’occasione di avviare percorsi di pace.

Se ognuno di noi si impegna personalmente, un giorno ci saranno molti più esempi di fraternità che di guerra.

Grazie per avermi letto. Alla prossima settimana!

Marco


31 marzo 2026

L'AMORE CHE SCANDALIZZA

 


File audio clicca sul link 



Cari lettori, eccomi alla condivisione settimanale del mio vagare nella vita. Siamo in questa Settimana Santa che torna ogni anno, eppure ha sempre qualcosa di nuovo da dirci.

Resto sempre più scandalizzato dalla vita di Gesù: il Suo amore è immenso, ma non tollera l’ipocrisia dei farisei e la condanna apertamente. Mi scandalizza anche il fatto che, nella mia quotidianità, io non riesca ad amare come Lui. Lui muore per amore, dando la Sua vita per salvare la nostra; eppure, gran parte dell’umanità ha dimenticato questo sacrificio, scegliendo l'egoismo e ignorando chi è nel bisogno.

Provate a immaginare se noi avessimo il coraggio di amare fino a quel punto. Vi dico la verità: ci sono giorni in cui prenderei a sberle alcune persone per il loro comportamento. Poi mi fermo e mi dico che devo amare, se voglio davvero aiutare l’altro a compiere un cambiamento. Qualcuno potrebbe chiedermi come si fa. Come Marco, da solo, non potrei mai farcela; non ne sarei capace. Allora chiudo gli occhi e chiedo a Lui di amare attraverso di me, di usarmi per voler bene anche a quella persona che mi sta "sulle palle".

Mi accorgo che poi le nuvole svaniscono e sento dentro un sentimento diverso: un amore che non è mio, ma Suo. È un esercizio che devo fare tante volte al giorno, perché altrimenti rischio di farmi del male di fronte alla cattiveria, alla mancanza di valori e di rispetto che dilaga per le strade. Oggi sembra che non siamo più esseri umani creati per amare, ma per farci la guerra. Guardate cosa accade in giro: ragazzi che accoltellano i professori, stragi nelle scuole, uomini che uccidono "per amore", persone che si fanno giustizia da sole. Vi sembra un mondo dove l’amore vince? No.

Quando Gesù morì su quella croce, sembrava che l’amore fosse stato sconfitto dalla gelosia e dalla rivalità umana. Ma dopo tre giorni Lui vince, portando una vita così nuova che i primi cristiani affrontavano il martirio cantando. Morivano per amore di chi faceva loro del male. Questo mi scandalizza, ma ringrazio di aver conosciuto questo "scandalo" e di sperimentare ogni giorno il Suo amore. Non abbiate paura, cari lettori: è una forza incredibile. Lasciatevi conquistare.

Vi auguro una Pasqua d’amore. Un abbraccio, vostro Marco.

Oltre lo schermo: Riflessioni sul dolore, la guerra e il grido di Gerusalemme

  Cari lettori, oggi sono stato al cinema per vedere un documentario — intitolato Naza — che scava nel cuore oscuro dei meccanismi con cui ...