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01 giugno 2026

COSA SIGNIFICA DAVVERO "ESSERE CONSAPEVOLI"? UNA RIFLESSIONE OLTRE LA CRONACA

 



Cari lettori, oggi voglio parlarvi del tema della consapevolezza.

Ci siamo mai chiesti che cosa significhi davvero essere consapevoli? Se cerchiamo in rete questa parola, la definizione ufficiale ci dice che:

"La consapevolezza è la capacità di percepire, sentire o sapere qualcosa che sta accadendo dentro o intorno a noi. È la presa di coscienza di sé, degli altri e dell’ambiente circostante, che ci permette di agire in modo intenzionale e responsabile."

In poche parole, è la percezione di ciò che sentiamo, utile a orientare le nostre azioni di fronte agli eventi della vita. Provate a pensare, ciascuno di voi: quante volte avete avuto la piena consapevolezza della realtà?

Facciamo un esempio concreto. Vi trovate per strada e assistete a un incidente; in quel preciso istante, percepite immediatamente se la situazione è grave oppure no. Questa percezione non arriva solo dal nostro cervello, ma è profondamente legata alla nostra esperienza di vita e a chi ci ha educati a distinguere il bene dal male, il pericolo dalla sicurezza.

Quando la consapevolezza si perde: il dramma della cronaca

Perché vi faccio questo discorso? Perché troppo spesso ascoltiamo alla radio o in televisione notizie che ci sconvolgono. Penso, ad esempio, alla tragedia della bambina di soli due anni morta a causa delle torture dei genitori, entrambi tossicodipendenti. Vi chiedo: queste due persone avevano la consapevolezza di ciò che stavano facendo?

Certamente no. Non potevano averla, perché la loro percezione della realtà era completamente alterata — sia dal loro vissuto personale, sia dalle sostanze che assumevano. E qui sorge spontanea una domanda: si possono lasciare dei figli in mano a genitori in queste condizioni? La risposta è un "no" assoluto.

I nodi al pettine: i Servizi Sociali e la burocrazia

Ma la riflessione deve andare oltre. Viene da chiedersi: dove erano i servizi sociali? Dai notiziari è emerso che c'era già stata una segnalazione. Com'è possibile che nessuno si sia accorto in tempo della situazione in cui vivevano quei bambini?

Questo dramma mette a nudo i limiti del sistema italiano dei servizi sociali. Un sistema tutt'altro che impeccabile, in cui spesso si interviene solo dopo che è accaduto l'irreparabile. Quando le persone vengono trattate come semplici "fascicoli" e non come esseri umani, il rischio è che quella carta rimanga ferma su un tavolo, sepolta da altre priorità.

Il problema, lo sappiamo, è anche la cronica carenza di personale. Non si investe abbastanza in questo settore. Si preferisce, a livello globale, finanziare le armi e i conflitti — che si traducono in una fabbrica di soldi — piuttosto che investire nel sociale, una realtà in cui lo Stato deve spendere senza un ritorno economico immediato, se non il benessere dei propri cittadini.

Un appello alla politica (e un esame di coscienza)

Qui mi rivolgo direttamente al mondo politico, di cui purtroppo — o per fortuna — farò parte ancora per poco. Quanto investe davvero la politica in queste tutele, e quanto in altro?

Credo che la classe politica dovrebbe fare un profondo esame di coscienza (e forse persino un "pellegrinaggio purificatore") per non aver preso a cuore queste problematiche con la dovuta urgenza. È fin troppo facile fare commenti di circostanza a tragedia avvenuta, per poi dimenticarsene il giorno dopo.

La concretezza, invece, è l'unico vero segno di un impegno di servizio verso i cittadini.

Alla prossima e grazie, come sempre, per avermi letto.

03 maggio 2026

Il coraggio di parlare e la cura di sé: siamo "terreni" preziosi

 

Cari lettori e amici,

capita spesso di fermarmi a riflettere su questa vita che, ogni giorno, ci riserva meraviglie e dolori profondi. Non so se succeda anche a voi: ascoltate un radiogiornale, guardate il TG o sfogliate un quotidiano e, alla fine, vi sentite smarriti. Io mi ritrovo con tante domande, cercando di dare un senso a certi comportamenti umani che sembrano non averne.

Quando leggiamo di tragedie familiari o di gesti estremi, pensate alla madre che si getta con i suoi bambini, al femminicidio. La domanda sorge spontanea: cosa accade nella mente di una persona per spingerla a tanto?

Questi fatti ci ricordano quanto siamo fragili e quanto abbiamo bisogno di cure, specialmente nei momenti bui. Troppo spesso teniamo dentro il dolore o una difficoltà, senza il coraggio di confidarci con un amico o con chi amiamo. Ma siamo nati per comunicare, non per tacere. Il silenzio è prezioso, ma il "tacere" è un peso che ci logora. Dobbiamo trovare il coraggio di esprimere il nostro disagio e cercare insieme una soluzione per tornare a stare bene.

La mia ricerca di benessere mi ha portato lontano. Dal 1997 ho scelto di curarmi con l’omeopatia: dopo vent'anni di cortisone e antistaminici per una grave allergia, il mio fegato era allo stremo e senza risultati. Decisi di parlarne con una persona che mi consigliò questo nuovo percorso. In questi trent'anni di cura omeopatica, ho scoperto il concetto del "terreno".

Noi siamo come un terreno di cui dobbiamo prenderci cura costantemente. Ma di questo vi parlerò nel prossimo post.

Grazie per avermi letto.


Oltre lo schermo: Riflessioni sul dolore, la guerra e il grido di Gerusalemme

  Cari lettori, oggi sono stato al cinema per vedere un documentario — intitolato Naza — che scava nel cuore oscuro dei meccanismi con cui ...