Cari lettori,
oggi sono stato al cinema per vedere un documentario — intitolato Naza — che scava nel cuore oscuro dei meccanismi con cui vengono decise le sorti e le morti dei palestinesi.
Per tre quarti della proiezione, il film dà voce a chi ha gestito, attraverso i sistemi di intelligence, la selezione degli obiettivi e dei palazzi da colpire a Gaza sulla base del sospetto di presunte cellule terroristiche. L'organizzazione militare sapeva perfettamente che quegli interventi con gli esplosivi avrebbero provocato la morte di donne, bambini e anziani, arrivando a mietere centinaia di vittime al giorno.
Ciò che più impressiona è la freddezza agghiacciante di chi, seduto dietro uno schermo, gestisce la procedura burocratica di un attacco come se fosse un freddo calcolo algebrico, considerando i civili di Gaza come semplici nemici da neutralizzare.
Alla fine del documentario, il sipario si apre sulla realtà insopportabile: la disperazione inconsolabile di un padre che cerca i suoi figli tra le macerie. Una sofferenza immensa, che noi che viviamo al sicuro riusciamo a malapena a intravedere. Di fronte a tutto questo, mi sono chiesto: fino a che livello di abiezione può arrivare l'uomo nell'annientare i propri simili?
"La guerra è la distruzione dell'ordine umano perché tradisce il legame fondamentale che unisce gli esseri umani: la fraternità." Papa Francesco
La perdita dell'orientamento morale
Mi vergogno profondamente di una parte di questa umanità che ha smarrito completamente l'orientamento morale, dimenticando che ogni grido di dolore innocente sale al cielo, richiamando la tragedia universale della crocifissione.
Pensando a tutto questo, tornano alla mente le parole del Vangelo: sul Monte degli Ulivi, guardando la città di Gerusalemme, Gesù pianse su di essa, profetizzando che non avrebbe trovato pace perché non aveva riconosciuto il tempo della visita e della pace.
Sono passati più di duemila anni da quel giorno, eppure Gerusalemme e la Terra Santa continuano a non trovare pace, intrappolate in una spirale infinita di sangue, vendetta e morte.
"Ci sono crimini di cui l'uomo non si laverà mai le mani; e la prima colpa è l'indifferenza, l'abitudine alla violenza normalizzata." Ispirato al pensiero di Primo Levi / Simone Weil
Un appello alla coscienza
La violenza non genera mai giustizia, ma solo altra violenza. Spezzare questo circolo vizioso richiede il coraggio morale di guardare negli occhi il dolore dell'altro, di qualunque popolo esso sia, riconoscendo in ogni volto sfigurato dalla guerra un nostro fratello.
Se non ritroviamo la via della compassione e del rispetto radicale per la vita umana, continueremo a condannare le generazioni future alla stessa desolazione.
E voi, cosa ne pensate? Come possiamo ritrovare l'umanità perduta in un mondo che sembra assuefatto alla guerra? Vi invito a lasciare un vostro pensiero nei commenti.
