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13 giugno 2026

DOVE STA ANDANDO L'UMANITA'? RIFLESSIONI SUL DOLORE E SULLA PACE

 


Cari lettori,

tante volte mi stupisco della fantasia – e purtroppo della crudeltà – umana. Non dovrei, essendo ormai di una certa età. Eppure continuo a guardare questo mondo, spesso privo di rispetto per chiunque, con profondo sconcerto.

Pochi giorni fa, il 5 giugno, un bambino di soli sette mesi è stato ucciso dall'esercito israeliano in Cisgiordania. Il racconto del padre dice che si erano fermati al posto di blocco; la versione dell'esercito, invece, sostiene che l'auto avesse accelerato. Il risultato, tragico e immutabile, è che hanno sparato, colpendo a morte il bambino.

Mi chiedo: dove sta andando questa umanità? Non si può continuamente tacere davanti a simili fatti.

L'immobilismo della politica e i giochi di potere

I politici non fanno nulla perché, dietro a tutto questo, si muovono i fili dei poteri economici. Si susseguono riunioni su riunioni, vertici su vertici, senza mai arrivare a una conclusione concreta o a una presa di posizione netta. Basta guardare l'Italia: un panorama politico che osserva da lontano, senza esprimere un fermo rifiuto di fronte a questi orrori.

Mi domando spesso: se fosse il figlio di uno di questi potenti – di coloro che decidono della vita e della morte degli esseri umani – a subire una simile sorte, ne sarebbero felici? Non oso nemmeno immaginare la sofferenza straziante di quei genitori che vedono uccidere il proprio figlio sotto i loro occhi.

La terra di Gesù e l'illusione della "cosa giusta"

Parliamo della terra dove Gesù è nato ed è stato ucciso, da chi pensava, allora come oggi, di fare la cosa giusta. È proprio questo il nocciolo di tutto: l'illusione di agire per il bene. Si pensa di fare la cosa giusta eliminando i terroristi, ma nel frattempo muoiono migliaia e migliaia di civili innocenti.

Come si può andare a dormire la sera senza pensare che le proprie mani sono sporche di sangue?

Il Vangelo dice: "Fate agli altri quello che vorreste fosse fatto a voi". Coloro che decidono di fare la guerra e di uccidere, sarebbero d'accordo se venisse fatto a loro lo stesso trattamento? Se non coltiviamo semi di pace nel nostro cuore, continueremo a distruggere la nostra stessa umanità, convinti paradossalmente di fare del bene.

Scegliere il bene, ogni giorno

C'è troppa cattiveria in questo mondo, e a volte sembra schiacciare quel poco di buono che tanti esseri umani, ogni giorno, si impegnano a vivere. Cosa porta questa cattiveria? Solo tristezza, sofferenza e odio.

Noi siamo nati per amare, non per uccidere. Per questo vi invito a continuare, ogni giorno, nel nostro piccolo, a seminare il bene. Sarà anche solo una goccia nel mare, ma non dobbiamo smettere mai. Altrimenti, il male vincerà.

Grazie per avermi letto. Alla prossima.

15 maggio 2026

L'aborto dell'umanità: quando il dolore supera il confine delle stanze del potere

 




Cari lettori, qualche sera fa, guardando un servizio in televisione, i miei occhi si sono fermati su un’immagine che non mi darà pace per molto tempo: un padre che stringeva tra le braccia il corpo senza vita di suo figlio, vittima dei bombardamenti.

Quell'uomo non urlava; aveva gli occhi lucidi e lo sguardo perso, mentre teneva stretto a sé ciò che restava del frutto di un amore immenso. In quel momento, nel silenzio della mia stanza, ho compreso una verità brutale: la guerra è il fallimento dell'umanità.

La distanza tra il potere e il dolore

Mi chiedo, con una rabbia intrisa di profonda tristezza: come possiamo permettere che pochi individui, protetti al sicuro nelle loro stanze, decidano di spezzare migliaia di vite in nome di un ideale o di un confine?

Chi decide le sorti dei conflitti sembra non percepire minimamente il peso dell’agonia che sta per generare. Spesso, noi stessi non riusciamo nemmeno a immaginare l'abisso in cui sprofonda chi perde tutto sotto le macerie. La guerra non è una strategia politica; è carne che si lacera, è il futuro che viene sepolto prima ancora di nascere.

Il cambiamento parte dal "piccolo"

Se vogliamo che questo massacro finisca, non possiamo aspettare che la soluzione arrivi dagli stessi uffici in cui si firmano le dichiarazioni di guerra. Il cambiamento deve iniziare da noi, nella nostra quotidianità.

Dobbiamo chiederci:

  • Come gestiamo il conflitto nelle nostre vite?

  • Siamo davvero capaci di empatia verso chi è diverso da noi?

  • Sappiamo ancora riconoscere la sacralità della vita?

Solo rigenerando il nostro modo di stare al mondo, con gentilezza e rispetto, potremo sperare di dare vita a una realtà nuova, dove l'abbraccio di un padre non sia più l'estremo saluto a un figlio, ma una promessa di futuro.

Vi auguro una giornata di riflessione e di pace.

Oltre lo schermo: Riflessioni sul dolore, la guerra e il grido di Gerusalemme

  Cari lettori, oggi sono stato al cinema per vedere un documentario — intitolato Naza — che scava nel cuore oscuro dei meccanismi con cui ...