Cari lettori,
in questi giorni mi sono fermato a riflettere su un fenomeno sempre più evidente e preoccupante: come la nostra vita quotidiana sia in balia di una narrazione distorta, fatta di notizie secondarie o palesemente gonfiate, che hanno l’unico obiettivo di distrarci dalla realtà vera. Vi siete mai chiesti fino a che punto siamo manipolati dal circo dell'informazione?
Oggi, un giornale o un telegiornale decide l'agenda della nostra attenzione aprendo la giornata su ciò che ritiene importante. Ma importante per chi? Nei giorni scorsi, ad esempio, i media nostrani sono stati monopolizzati dalle polemiche e dai commenti di Donald Trump nei confronti della nostra Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Per giorni non si è parlato d'altro. Ma analizziamo la cosa a mente fredda: era davvero una notizia così centrale per le nostre vite e per il futuro del Paese?
La verità è che i grandi organi di informazione si sono trasformati in veri e propri tabloid di gossip, costantemente a caccia del titolo acchiappaclic e del retroscena piccante.
La strategia della distrazione di massa
Vi siete mai chiesti perché accade questo? Non è un caso, ma una precisa strategia per distogliere lo sguardo da ciò che sta accadendo davvero attorno a noi. La distrazione di massa è, da sempre, uno dei più potenti strumenti del potere. Come diceva una celebre massima attribuita a Giulio Cesare, il modo migliore per governare è dare al popolo "panem et circenses" (pane e giochi), offrendo spettacoli e svago per distogliere la mente della gente dai veri problemi della gestione pubblica.
Mentre noi ci accapigliamo sui retroscena e sulle battute da salotto, la geopolitica globale trema. Sullo scacchiere internazionale vediamo leader americani che sembrano giocare ai soldatini, minacciando gravi ritorsioni contro chiunque non obbedisca ai loro comandi. Di contro, assistiamo allo spettacolo deprimente del resto del mondo politico che, ogni mattina, cerca affannosamente di correre ai pari per rimediare ai danni e alle provocazioni di turno.
La diplomazia e la strategia politica non si muovono più nelle sedi istituzionali o attraverso canali riservati, ma sui social network. Basta aprire un profilo per vedere capi di Stato che annunciano di tutto e di più a colpi di tweet o post. Vi sembra gente seria, questa? In che mani siamo guidati in tempi così complessi e pericolosi?
Dalle mura di una Circoscrizione a Torino: la politica che ho vissuto io
Oggi assistiamo a un vuoto ideologico spaventoso, dove l'apparenza ha totalmente sostituito la sostanza e il marketing elettorale ha preso il posto dei programmi a lungo termine.
Parlo così perché ho avuto la fortuna e l'onore di vivere la politica dall'interno. Anche se in una realtà locale e di prossimità — come la Circoscrizione qui a Torino —, quell'esperienza sul campo è bastata per farmi comprendere a fondo le dinamiche, le correnti e i compromessi che si muovono dentro quelle mura. Ed è proprio per questo che la conclusione a cui arrivo oggi è amara: i veri politici di un tempo, quelli guidati da una visione e da un profondo senso dello Stato, non esistono più.
Se Platone duemila anni fa ammoniva dicendo che «il prezzo pagato dalle persone buone che si disinteressano della politica è di essere governate da persone malvage», oggi il rischio è ancora più sottile: essere governati da persone semplicemente superficiali, più attente ai follower che al bene comune.
Fare politica oggi è diventato un esercizio di puro posizionamento personale, non più una missione sociale rivolta alla collettività.
Cosa significa (e dovrebbe significare) fare politica
Fare politica, quella vera, dovrebbe significare una cosa sola: prendersi a cuore i bisogni reali dei cittadini. Aristotele definiva l'essere umano come un «animale politico», intendendo che la nostra stessa natura ci spinge a vivere in comunità e a collaborare per la felicità di tutti. La vera politica è questa: l'arte del vivere insieme. Non dovrebbe riguardare l'interesse del proprio partito, la fame di potere o il posizionamento della propria corrente.
Mi viene in mente una frase straordinaria di Don Lorenzo Milani, scritta nella sua Lettera a una professoressa:
«Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l'avarizia».
Ecco cosa abbiamo smarrito. La politica deve essere un servizio civile da svolgere senza interessi personali di alcun genere, senza l'ossessione cinica di accumulare consenso e raccogliere voti solo in vista delle prossime elezioni. Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione, diceva che la libertà e la democrazia sono come l'aria: ci si accorge di quanto valgono solo quando cominciano a mancare. Non permettiamo che il gossip mediatico ci tolga l'aria della vera democrazia.
Finché la politica rimarrà schiava dei sondaggi e l'informazione rimarrà schiava dello spettacolo, saremo sempre distratti dai veri problemi che meriterebbero di essere discussi e risolti.
Grazie come sempre per aver trascorso qualche minuto qui sul blog e per avermi letto. La vostra opinione è fondamentale per arricchire questa riflessione: vi aspetto nei commenti qui sotto per sapere come la pensate.
Alla prossima,
Marco
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