Cari lettori, in questi giorni ho fatto una riflessione inerente al tema della provvidenza. Ho passato la mia vita, ben 38 anni, in un Istituto dove il tema della Provvidenza era di casa: il Cottolengo. Per me sarà sempre un padre che mi ha insegnato ad amare i più poveri e a credere nella Provvidenza.
Oggi, però, guarderebbe con preoccupazione certi discorsi che compaiono sui giornali, con affermazioni da parte di alcuni religiosi secondo cui la carità debba essere fatta esclusivamente con i soldi dell'ente pubblico. Oggi molte istituzioni religiose, per stare in piedi, bussano continuamente alla porta delle amministrazioni per farsi aiutare.
Come mai si è finiti in questa situazione?
Tanti ordini religiosi si sono ritrovati con enormi strutture che, a causa del calo delle vocazioni, hanno dovuto abbandonare. Passi davanti a certi edifici imponenti e ti chiedi il perché di tanta desertificazione. Il carisma è creativo, e per poter creare deve essere alimentato non dalla bramosia del denaro, ma dall'amore viscerale verso Dio. A tal proposito, San Giovanni Bosco amava ricordare ai suoi:
«Confidate in Dio solo e vedrete che cosa è la Provvidenza».
Quando invece senti la lamentela di un religioso a capo di un'opera che dà la colpa all'ente pubblico se non paga il giusto o paga in ritardo, ti accorgi di quanto ci si sia allontanati da questa certezza. Lo stesso San Giuseppe Benedetto Cottolengo diceva chiaramente che nel momento in cui si accumula il denaro necessario per mantenersi, la Provvidenza viene meno.
La Provvidenza agisce quando trova uomini e donne che con la loro fede sanno spostare le montagne. Se questi stessi uomini e donne, invece di credere, si affidano primariamente alle risorse umane che arrivano dalle tasse dei contribuenti, come si può ancora chiamarla Provvidenza?
Il rischio odierno per la Chiesa è di avere religiosi e preti che assomigliano a manager con l'abito talare. Costoro non sono diversi dai dirigenti di un'azienda qualsiasi; hanno soltanto in più la capacità di citare il Vangelo. Come ci ricorda Gesù nel Discorso della Montagna:
«Guardate i gigli del campo, come crescono: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neppure Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà assai più per voi, o gente di poca fede?» (Matteo 6, 28-30)
Del resto, come ci insegnava Santa Teresa di Gesù:
«Chi ha Dio non manca di nulla; solo Dio basta».
Essere figli della Provvidenza significa non fare affari sottobanco con la politica per garantirsi il mantenimento. Se oggi la gente si allontana dalle chiese, spesso è proprio perché mancano testimoni credibili dell'amore, persone che credano davvero in quel Dio che si prende cura dei bisogni quotidiani.
Io la Provvidenza la tocco ogni giorno con mano, perché in tutti questi oltre quarant'anni l'ho sperimentata concretamente ogni volta che ne ho avuto bisogno. Ringrazio il buon Dio per quello che ogni giorno mi dona per testimoniare il Vangelo alle genti.
Alla prossima, Marco
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