Cari lettori,
fermatevi un momento a pensare a cosa produce, ogni giorno, la gogna mediatica sui social network. Ormai le piattaforme sono popolate da una miriade di profili falsi: persone che non si identificano, che usano nickname anonimi per nascondere la propria reale identità. Il loro unico compito sembra essere quello di attaccare chiunque pubblichi qualcosa, con la presunzione di essere gli unici depositari della verità.
Questi "signori senza nome" sono lo specchio di una piccola fetta della nostra società che non sa come passare il tempo e che, in questo modo, dimostra solo la propria profonda ignoranza.
A questo proposito, voglio citare una frase del Vangelo che tutti dovremmo tenere a mente:
"Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te."
Mi chiedo se a queste persone farebbe piacere essere insultate e denigrate pubblicamente, a tal punto da essere spinte a gesti estremi. Ne parlo perché recentemente ho appreso la notizia della madre di Sempio, che ha tentato il suicidio proprio a causa di questi ignoranti che si permettono di emettere sentenze prima ancora di un tribunale.
L'esperienza in carcere e il peso del giudizio
Dal 2000 porto avanti progetti all'interno delle carceri. Se c'è una cosa che questa esperienza mi ha insegnato, è che non spetta a me giudicare: è il tribunale che deve farlo, alla luce dei fatti. Io posso solo custodire me stesso e vigilare per non comportarmi come loro.
Purtroppo, la cronaca è piena di casi di ragazzi che, a causa del cyberbullismo sui social, hanno tentato il suicidio. Mi auguro di cuore che queste persone non debbano mai trovarsi a parti invertite, a subire ciò che seminano.
Ricordo ancora quando mi candidai alle elezioni politiche: gli insulti che ricevetti su Facebook da perfetti sconosciuti furono tantissimi. Questo mi ha convinto di una cosa: certe condotte vanno denunciate e a questi individui andrebbe vietato l'accesso a qualsiasi social network esistente al mondo.
Una scelta di campo: coltivare il bene
Per quanto mi riguarda, cari lettori, mi sono preso un impegno concreto: usare i social per trasmettere il bene, non il male. Smettiamola di riempire questo mondo di cattiveria. Non siamo stati creati per distruggerci, ma per far crescere il rispetto e l'amore tra di noi. Chi semina questo odio ingiustificato è un'anomalia del sistema e va totalmente emarginato da una società che vuole davvero fare il bene.
Grazie per avermi letto. Alla prossima!
Marco
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