31 marzo 2026

L'AMORE CHE SCANDALIZZA

 


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Cari lettori, eccomi alla condivisione settimanale del mio vagare nella vita. Siamo in questa Settimana Santa che torna ogni anno, eppure ha sempre qualcosa di nuovo da dirci.

Resto sempre più scandalizzato dalla vita di Gesù: il Suo amore è immenso, ma non tollera l’ipocrisia dei farisei e la condanna apertamente. Mi scandalizza anche il fatto che, nella mia quotidianità, io non riesca ad amare come Lui. Lui muore per amore, dando la Sua vita per salvare la nostra; eppure, gran parte dell’umanità ha dimenticato questo sacrificio, scegliendo l'egoismo e ignorando chi è nel bisogno.

Provate a immaginare se noi avessimo il coraggio di amare fino a quel punto. Vi dico la verità: ci sono giorni in cui prenderei a sberle alcune persone per il loro comportamento. Poi mi fermo e mi dico che devo amare, se voglio davvero aiutare l’altro a compiere un cambiamento. Qualcuno potrebbe chiedermi come si fa. Come Marco, da solo, non potrei mai farcela; non ne sarei capace. Allora chiudo gli occhi e chiedo a Lui di amare attraverso di me, di usarmi per voler bene anche a quella persona che mi sta "sulle palle".

Mi accorgo che poi le nuvole svaniscono e sento dentro un sentimento diverso: un amore che non è mio, ma Suo. È un esercizio che devo fare tante volte al giorno, perché altrimenti rischio di farmi del male di fronte alla cattiveria, alla mancanza di valori e di rispetto che dilaga per le strade. Oggi sembra che non siamo più esseri umani creati per amare, ma per farci la guerra. Guardate cosa accade in giro: ragazzi che accoltellano i professori, stragi nelle scuole, uomini che uccidono "per amore", persone che si fanno giustizia da sole. Vi sembra un mondo dove l’amore vince? No.

Quando Gesù morì su quella croce, sembrava che l’amore fosse stato sconfitto dalla gelosia e dalla rivalità umana. Ma dopo tre giorni Lui vince, portando una vita così nuova che i primi cristiani affrontavano il martirio cantando. Morivano per amore di chi faceva loro del male. Questo mi scandalizza, ma ringrazio di aver conosciuto questo "scandalo" e di sperimentare ogni giorno il Suo amore. Non abbiate paura, cari lettori: è una forza incredibile. Lasciatevi conquistare.

Vi auguro una Pasqua d’amore. Un abbraccio, vostro Marco.

24 marzo 2026

Il bene è un seme che non smette mai di crescere

 

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Cari lettori,

voglio raccontarvi due episodi che mi sono capitati la scorsa settimana. Sono storie semplici,

ma che fanno riflettere su come fare del bene lasci segni indelebili nel cuore di chi lo riceve,

anche quando noi ce ne dimentichiamo.

Il primo incontro: un ricordo lungo dieci anni

Giovedì 19 marzo 2026

ero al Cottolengo per festeggiare il compleanno di una suora che compiva la bellezza di

94 anni.

Mentre ero lì con lei e due volontarie, si avvicina una signora che mi aveva notato all’ingresso del

padiglione e mi chiede se può salutarmi. Accetto volentieri, anche se non avevo idea di chi fosse.

Mi racconta allora un fatto avvenuto 10 o 11 anni fa a Paratissima.

Con l’Associazione Outsider ODV

partecipavamo a un evento in collina durante la settimana dell’arte. Io ero allo stand quando lei arrivò

insieme al figlio adolescente, Gianni, un ragazzo con qualche difficoltà. Ricorda che io chiesi a Gianni

se avesse voglia di restare con me ad aiutarmi; lui accettò felice e la mamma poté proseguire la visita in

tranquillità.

Io, onestamente, non ricordavo affatto l'episodio. In quel momento stavo solo facendo ciò che mi

sembrava naturale, senza pensare di compiere un "atto di bene". Eppure, quella madre non aveva mai

dimenticato quel gesto e voleva ringraziarmi dopo tutto questo tempo. Il bene fatto non svanisce: resta

custodito nella memoria di chi lo riceve.

Il secondo incontro: la Provvidenza allo sportello

Il secondo episodio è successo sabato e mi conferma che la Provvidenza

non smette mai di stupire. Dovevo andare in posta per ritirare una raccomandata. Mi sono messo in coda,

ho preso il mio numero e ho aspettato il mio turno.

Quando vengo chiamato allo sportello, l'impiegata guarda il mio documento, alza gli occhi e mi sorride:

“Come va?”

. Non mettevo piede in quell'ufficio da ben quattro anni! Mi sono tornati in mente i mesi dopo l'uscita

dal Cottolengo: andavo lì per pagare affitto e bollette con il reddito di cittadinanza.

In quel periodo difficile, io e quella signora avevamo parlato spesso della mia situazione precaria;

lei mi incoraggiava a non mollare, dicendomi che prima o poi le risposte sarebbero arrivate. Le avevo

anche regalato un mio libro. A distanza di quattro anni, lei si ricordava ancora di me.


Una riflessione per voi

Tutto questo mi ha fatto pensare: quando semini il bene, prima o poi quel seme torna a portarti gioia.

Anche se sul momento sembra non succedere nulla, nel cuore di chi riceve un gesto gentile cresce un

albero di vita, e tu ne sei l'autore.

Facciamo il bene ogni volta che possiamo. Non cerchiamo di risparmiarci, ma doniamo con gioia.

Alla prossima settimana, Marco











17 marzo 2026

Il valore del racconto: perché dirsi le cose è un atto d’amore

 


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Carissimi lettori, grazie di cuore a tutti coloro che in queste settimane mi stanno seguendo con affetto.

Oggi vorrei condividere con voi l'emozione provata guardando un film bellissimo: “Il bene comune”,

 diretto e interpretato da un magistrale Rocco Papaleo. Devo dire che Papaleo si conferma un grande

 regista, capace di affrontare temi complessi — dalla solidarietà alla bellezza della natura — con una

 sensibilità rara.

Ma c’è un tema in particolare che mi ha colpito e che sento il bisogno di approfondire con voi: l'arte

 del raccontare.

Raccontare o tacere?

Oggi siamo immersi nel rumore, eppure paradossalmente facciamo fatica a raccontarci davvero. 

Spesso restiamo in silenzio, oppure, quando parliamo, tendiamo a dire cose non del tutto vere, 

filtrando la realtà.

Il racconto, invece, ha un valore immenso nella vita di relazione: tra amici, coniugi, fratelli o compagni.

 Immaginate una coppia o due amici che, a fine giornata, si sentono e uno dice all'altro: “Raccontami:

 com’è andata oggi? Cosa ti è successo?”

Il racconto come atto di fiducia

Perché raccontare le nostre storie è così importante? Quale atteggiamento nasce in questo scambio?

La risposta è semplice quanto potente: la fiducia. Nel momento in cui mi confido con un’altra persona

— che sia un legame affettivo stretto o meno — sto compiendo un atto di fede. Mi fido del fatto che

 l’altro non mi tradirà, che custodirà le mie parole e non le userà contro di me. In questo senso,

  raccontare è un atto d’amore reciproco tra chi parla e chi ascolta.

Una memoria da custodire

Pensate per un attimo ai nostri genitori: se non ci avessero mai raccontato nulla di loro o del nostro

 passato, che memoria avremmo della nostra vita? Attraverso le loro parole portiamo dentro di noi

 un’eredità preziosa.

Ogni volta che qualcuno si apre con noi, ci sta facendo un regalo che dovremmo custodire nel cuore

 come la cosa più preziosa. Dovremmo riscoprire la bellezza di donare la nostra vita a chi amiamo

 attraverso le parole, avendo il coraggio di narrare anche i nostri sbagli, certi di non essere giudicati da

 chi ci vuole bene.

Il mio invito per voi oggi è questo: raccontiamo. Doniamo pezzi della nostra vita a chi amiamo. È un

 gesto piccolo, ma capace di rendere il mondo un posto migliore.

Grazie per avermi letto e alla prossima settimana!

Se ti piace questa rubrica, condividila con i tuoi amici: mi aiuterai a far crescere questa piccola

 comunità.

Un abbraccio, Marco

11 marzo 2026

Il volto


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IL VOLTO

Oggi desidero condurvi lungo un percorso che viviamo quotidianamente: l'incontro con il volto dell'altro.

“La vera natura del volto, il suo segreto sta altrove: nella domanda che mi rivolge, domanda che è al contempo una richiesta di aiuto e una minaccia”.

Queste parole sono tratte da "Totalità e Infinito" di Emmanuel Lévinas. Ogni volta che incontriamo una persona, se la guardiamo con attenzione, ci rendiamo conto che il suo volto ci comunica qualcosa del suo vissuto. Immaginate di incontrare un amico o un'amica che al telefono non vi ha detto nulla. Ma nel momento in cui vedete il suo volto, capite se qualcosa non va. Immediatamente scatta la domanda: "Tutto bene?". Vi invito a fare un esperimento che io stesso compio spesso mentre vado al lavoro, a piedi o in tram: osservate i volti delle persone. Quel volto vi svela ciò che vivono interiormente. Noterete che una persona che soffre ha un volto pallido, privo di sorriso, e occhi spenti, privi di luce. Al contrario, se incontriamo una persona serena, il suo volto è pieno di luce. Cosa ci dice questo? Che non possiamo mascherare nulla, perché siamo trasparenti e ciò che abbiamo dentro emerge attraverso il nostro corpo. Ecco perché Lévinas afferma che l'impatto con quel volto genera una richiesta di aiuto o una minaccia.

Proviamo a pensare quante volte nel corso della giornata incontriamo tanti volti, carichi di sofferenze, delusioni e speranze. Non restiamo indifferenti di fronte a questi volti, non comportiamoci come se non ci importasse nulla, anche se non possiamo fare nulla. Eleviamo un pensiero al cielo per chi sta soffrendo in quel momento, affinché ritrovi la speranza di ricominciare e sul suo volto torni a splendere la gioia. Io compio questo gesto ogni giorno per le persone che non conosco, che incrocio sul mio cammino, e innalzo questa preghiera al cielo affinché l'Eterno si ricordi di loro attraverso il loro volto.

Ci risentiamo la settimana prossima con Marco.


05 marzo 2026

COME SARO' RICORDATO

 


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CARI LETTORI, molte volte, durante la mia giornata, mi fermo a osservare ciò

che mi circonda, in particolare gli esseri umani. Non vi è mai capitato di

osservare il comportamento delle persone e di chiedervi il perché di

certi atteggiamenti? Spesso è difficile darsi una risposta. Poi, quando si

arriva a conoscere la storia del singolo, si riesce a comprendere meglio il

suo comportamento.

Frequentando diversi ambienti — dalla politica, al lavoro, dalla parrocchia ad

altri contesti — osservo come una persona si comporta all’interno di

ciascun ambiente. Ci sono persone che cercano di andare d’accordo e di

costruire insieme; c’è chi tenta di distruggere; chi riporta ad altri le tue

parole usandole a fini personali.

Potremmo analizzare questa situazione facendo emergere tutte le particolarità

del caso. Io però mi chiedo: che ricordo avrò lasciato di me nella vita degli

altri? Come sarò ricordato?

Proviamo a riflettere su che cosa lasciamo come ricordo. Ecco un elenco di

come potremmo essere ricordati:

* benevoli

* buoni

* gentili

* onesti

* generosi

* pazienti

* altruisti

* affidabili

* umili

* responsabili

Ora vi descrivo, invece, le caratteristiche di una persona che compie azioni

che fanno stare male:

* manipolatore

* falso

* invidioso

* arrogante

* opportunista

* critico

* indifferente

Chi vogliamo essere tra questi due tipi di persona? Spesso non ci accorgiamo

di quanto i nostri comportamenti e atteggiamenti riflettano ciò che ho

descritto sopra.

Facciamo un passo in più: pensate davvero che avere atteggiamenti egoistici

o “cattivi” faccia stare bene nella vita? Quando invece sono accogliente, buono

o compio azioni positive, mi sento bene dentro di me.

La vita è come un boomerang: la lanci e, alla fine, tutto ti ritorna indietro.

Quando si arriva a una certa età, si osservano gli errori fatti e le volte

in cui si sarebbe potuto fare del bene e invece si è scelto il male.

Se vogliamo cambiare qualcosa in questo mondo, dobbiamo iniziare da

noi stessi. L’esempio devo essere io a darlo, se vogliamo che scatti la

scintilla del cambiamento; altrimenti, lamentarsi non serve.

Alla prossima settimana,

Marco













25 febbraio 2026

IL RISPETTO

 


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Carissimi lettori,

oggi vorrei parlarvi di un tema che affrontiamo ogni giorno nella nostra vita: i

l “rispetto”. Vi invito a cercare su internet la parola rispetto nel vocabolario Treccani e a leggere cosa riporta. Si parla soprattutto di un sentimento.

Esistono sentimenti positivi e sentimenti negativi, e ogni giorno ci troviamo

ad affrontarli entrambi. Il “rispetto” viene classificato tra quelli positivi.

Quando incontriamo una persona che ci rispetta, o notiamo in lei un comportamento rispettoso, che cosa suscita in noi questo incontro?

Quando incontro qualcuno che prova rispetto nei miei confronti,

sento nascere dentro di me un senso di serenità e di bellezza.

Al contrario, quando incontriamo persone che ci trattano male

o assumono atteggiamenti poco rispettosi, ciò che rimane è tristezza

e amarezza. Spesso, paradossalmente, sono proprio queste persone

a pretendere rispetto per sé.

Allora ci chiediamo: come dobbiamo comportarci nei loro confronti?

Rispondere allo stesso modo? Oppure adottare un atteggiamento diverso?

Nel libro dei Proverbi, nella Bibbia, troviamo questo insegnamento:

“Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare; se ha sete, dagli acqua

da bere, perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà” (Prov. 25, 21-22).

So che queste parole possono sembrare difficili da accettare. Eppure, se rispondiamo al male con il male, che mondo costruiamo intorno a noi?

Il libro dei Proverbi ci invita a rispondere al bisogno del nemico,

a fare il bene anche quando l’istinto ci spingerebbe a fare il contrario.

Il rispetto nasce proprio da questo: dalla capacità di dare senza restituire

nella stessa misura negativa. Non è facile, ma se non iniziamo noi a

cambiare qualcosa nel nostro piccolo, non possiamo lamentarci

delle guerre e dei conflitti che vediamo nel mondo.

La guerra è l’opposto del rispetto.

È il “tu mi fai questo e io ti faccio quest’altro”.

Il cambiamento comincia da me, da ciò che scelgo di fare ogni giorno.

Grazie Marco. Alla prossima.

CARISSIMI LETTORI


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Cari lettori, dei miei post o dei miei libri,

ho pensato di scrivervi una volta alla settimana. Una lettera semplice, per raccontarvi quello

che mi passa per la testa.

Alcuni di voi hanno letto i miei libri e sanno che amo scrivere. Non era il mio sogno principale,

lo è diventato grazie a una persona che, prima ancora di me, aveva capito che potevo farlo.

Da allora mi pongo spesso una domanda: perché scrivo? Che cosa voglio

davvero comunicare?

Vi porto nella mia quotidianità. In quei momenti in cui ci muoviamo per andare al lavoro o a

fare la spesa, incontriamo persone, storie, frammenti di vita. Se ci lasciamo coinvolgere da

quello che vediamo, iniziamo a cercare risposte. Vi è mai capitato?

Vi faccio un esempio. Vivo a Torino e lavoro in centro. Quando vado al lavoro mi capita

spesso di incrociare la realtà di chi vive per strada. Ogni volta mi chiedo: come ci sono finiti?

Per scelta personale? Per situazioni difficili che hanno vissuto? È giusto vivere senza un

luogo proprio, senza una casa?

A volte incontri persone in difficoltà che ti suscitano compassione; altre volte percepisci

atteggiamenti che sembrano voler approfittare degli altri. E allora ti domandi: come posso

aiutare davvero? Dando dei soldi? Comprando qualcosa da mangiare? O in un altro modo

ancora?

Caro lettore, credo che non sia facile dare risposte davanti a certe problematiche.

Però penso che porsi la domanda sia già un piccolo passo. Quante volte passiamo

indifferenti davanti a queste realtà, senza pensare che potremmo essere noi al loro posto?

Basta perdere il lavoro, non avere più uno stipendio, e il rischio di perdere tutto

diventa concreto.

Io ho vissuto quel timore: la paura di non avere più nulla, di vedere crollare le certezze.

E so quanto sia fragile l’equilibrio su cui camminiamo ogni giorno.

Per questo vi scrivo tutto questo, cari lettori: perché credo che dovremmo imparare a

ringraziare per ciò che abbiamo, senza dare tutto per scontato e senza lamentarci troppo.

Grazie per avermi letto.
Alla prossima lettera,

Marco

800 anni con San Francesco: riscoprire il Cantico delle Creature per salvare la nostra "madre terra"

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