25 febbraio 2026

IL RISPETTO

 


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Carissimi lettori,

oggi vorrei parlarvi di un tema che affrontiamo ogni giorno nella nostra vita: i

l “rispetto”. Vi invito a cercare su internet la parola rispetto nel vocabolario Treccani e a leggere cosa riporta. Si parla soprattutto di un sentimento.

Esistono sentimenti positivi e sentimenti negativi, e ogni giorno ci troviamo

ad affrontarli entrambi. Il “rispetto” viene classificato tra quelli positivi.

Quando incontriamo una persona che ci rispetta, o notiamo in lei un comportamento rispettoso, che cosa suscita in noi questo incontro?

Quando incontro qualcuno che prova rispetto nei miei confronti,

sento nascere dentro di me un senso di serenità e di bellezza.

Al contrario, quando incontriamo persone che ci trattano male

o assumono atteggiamenti poco rispettosi, ciò che rimane è tristezza

e amarezza. Spesso, paradossalmente, sono proprio queste persone

a pretendere rispetto per sé.

Allora ci chiediamo: come dobbiamo comportarci nei loro confronti?

Rispondere allo stesso modo? Oppure adottare un atteggiamento diverso?

Nel libro dei Proverbi, nella Bibbia, troviamo questo insegnamento:

“Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare; se ha sete, dagli acqua

da bere, perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà” (Prov. 25, 21-22).

So che queste parole possono sembrare difficili da accettare. Eppure, se rispondiamo al male con il male, che mondo costruiamo intorno a noi?

Il libro dei Proverbi ci invita a rispondere al bisogno del nemico,

a fare il bene anche quando l’istinto ci spingerebbe a fare il contrario.

Il rispetto nasce proprio da questo: dalla capacità di dare senza restituire

nella stessa misura negativa. Non è facile, ma se non iniziamo noi a

cambiare qualcosa nel nostro piccolo, non possiamo lamentarci

delle guerre e dei conflitti che vediamo nel mondo.

La guerra è l’opposto del rispetto.

È il “tu mi fai questo e io ti faccio quest’altro”.

Il cambiamento comincia da me, da ciò che scelgo di fare ogni giorno.

Grazie Marco. Alla prossima.

CARISSIMI LETTORI


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Cari lettori, dei miei post o dei miei libri,

ho pensato di scrivervi una volta alla settimana. Una lettera semplice, per raccontarvi quello

che mi passa per la testa.

Alcuni di voi hanno letto i miei libri e sanno che amo scrivere. Non era il mio sogno principale,

lo è diventato grazie a una persona che, prima ancora di me, aveva capito che potevo farlo.

Da allora mi pongo spesso una domanda: perché scrivo? Che cosa voglio

davvero comunicare?

Vi porto nella mia quotidianità. In quei momenti in cui ci muoviamo per andare al lavoro o a

fare la spesa, incontriamo persone, storie, frammenti di vita. Se ci lasciamo coinvolgere da

quello che vediamo, iniziamo a cercare risposte. Vi è mai capitato?

Vi faccio un esempio. Vivo a Torino e lavoro in centro. Quando vado al lavoro mi capita

spesso di incrociare la realtà di chi vive per strada. Ogni volta mi chiedo: come ci sono finiti?

Per scelta personale? Per situazioni difficili che hanno vissuto? È giusto vivere senza un

luogo proprio, senza una casa?

A volte incontri persone in difficoltà che ti suscitano compassione; altre volte percepisci

atteggiamenti che sembrano voler approfittare degli altri. E allora ti domandi: come posso

aiutare davvero? Dando dei soldi? Comprando qualcosa da mangiare? O in un altro modo

ancora?

Caro lettore, credo che non sia facile dare risposte davanti a certe problematiche.

Però penso che porsi la domanda sia già un piccolo passo. Quante volte passiamo

indifferenti davanti a queste realtà, senza pensare che potremmo essere noi al loro posto?

Basta perdere il lavoro, non avere più uno stipendio, e il rischio di perdere tutto

diventa concreto.

Io ho vissuto quel timore: la paura di non avere più nulla, di vedere crollare le certezze.

E so quanto sia fragile l’equilibrio su cui camminiamo ogni giorno.

Per questo vi scrivo tutto questo, cari lettori: perché credo che dovremmo imparare a

ringraziare per ciò che abbiamo, senza dare tutto per scontato e senza lamentarci troppo.

Grazie per avermi letto.
Alla prossima lettera,

Marco

24 febbraio 2026

I VALORI DELLA VITA

 


I VALORI DELLA VITA 


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https://drive.google.com/file/d/18NMtNgr_60yitvwdEXRNKtWcefTBcL-e/view?usp=drivesdk


Cari lettori,

oggi voglio parlarvi di un tema che porto avanti da diversi anni e che una persona conosciuta

nella mia vita mi ha aiutato a comprendere profondamente: l’importanza dei valori.

La domanda che possiamo porci è questa: che cosa sono per me i valori? Sono davvero

importanti oppure non ci faccio caso?

Nel vocabolario della Treccani si legge:

“I valori sono gli ideali che orientano le nostre scelte morali. Sono i princìpi che i singoli individui

o una collettività considerano superiori o preferibili. Essi vengono utilizzati come criterio per

giudicare o valutare comportamenti e azioni. I valori si connettono in vario modo con la realtà

sociale e politica, con l’organizzazione economica e giuridica, con le tradizioni, i costumi e i

simboli di una collettività, e quindi mutano nelle varie culture ed epoche storiche.”

(cit. Valori – Enciclopedia Treccani)

Come vedete, i valori entrano a far parte della nostra vita non solo nella dimensione personale,

ma anche in quella collettiva. Attraversano la nostra quotidianità a livello sociale, politico,

economico, religioso e giuridico. Possiamo giudicare l’operato e i comportamenti non solo

di una persona, ma anche di una collettività, proprio alla luce dei valori.

Vorrei portarvi dentro la realtà. Pensiamo a un fatto di cronaca di questi giorni: la storia di Domenico,

il bambino di Napoli che, a causa di un errore umano, ha perso la vita. Come possiamo

giudicare questo fatto alla luce dei valori? Chi ha agito ha messo al primo posto il valore della vita,

oppure altro? Che cosa emerge, prima di tutto, nelle azioni che compiamo ogni giorno?

Se il mio agire segue la logica dei valori, devo essere consapevole che può essere in gioco la vita di

una persona e, in casi come questo, quella di un bambino. Devo essere estremamente scrupoloso in

ciò che faccio. Certamente questo vale per ogni essere umano.

In questi casi non possiamo limitarci a considerare l’accaduto come una semplice notizia di cronaca:

ciò che succede coinvolge anche la nostra vita, perché ci pone in una posizione di responsabilità

personale ogni volta che compiamo un’azione che ricade sugli altri.

Il valore, quindi, spinge ciascuno di noi a porsi domande e a cercare risposte. Quello che voglio dirvi,

cari lettori, è che in ogni istante della nostra vita dobbiamo interrogarci sul valore delle azioni che

compiamo. Se non attribuisco valore a un’azione, essa potrà avere conseguenze che generano

sofferenza.

Qui ritorna ciò che vi dicevo la settimana scorsa: il rispetto è un valore. Nel momento in cui agisco

senza tenerne conto, le mie azioni avranno conseguenze. Lo dico per esperienza personale, perché

mi sono trovato davanti a persone in detenzione che hanno preso coscienza del fatto che ciò che

avevano fatto non era fondato su valori, ma sull’egoismo.

Nella società attuale c’è bisogno di tornare ai valori, altrimenti rischiamo di auto distruggerci. Lo
vediamo anche nelle guerre in atto.


Grazie per avermi letto.

Alla prossima settimana.

Marco













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  Cari lettori, tante volte mi stupisco della fantasia – e purtroppo della crudeltà – umana. Non dovrei, essendo ormai di una certa età. Epp...