03 giugno 2026

IL GREMBIULE DELLA POLITICA: PERCHE' HO DECISO DI NON RICANDIDARMI



Carissimi lettori,

vi siete mai chiesti perché, quando ci sono le elezioni politiche, registriamo un astensionismo così alto? Una percentuale che ormai supera stabilmente il 50%. Cosa ne pensate, oggi, della politica?

Nel 2021 ho accettato di candidarmi per il Consiglio Comunale di Torino e per il Consiglio della Circoscrizione 2. Ero entrato a far parte di una lista civica perché credevo che, mettendomi in gioco, avrei avuto la possibilità di fare del bene. Il prossimo anno scadrà il mio mandato e ho deciso che non mi candiderò più. Questi anni, trascorsi tra commissioni e consigli, sono stati per me fonte di grande sofferenza. Questa non è la politica che avevo in testa.

Vorrei spiegarvi qual è la mia idea di politico, e per farlo parto da una citazione di don Tonino Bello, vescovo di Molfetta. Un uomo che considero un santo, uno di quegli esseri umani che, quando li incontri, emanano l'amore di Dio anche senza parlare. Lui diceva che chi ricopre un incarico istituzionale dovrebbe "mettersi il grembiule" e chinarsi per lavare i piedi al prossimo.

L'umiltà e la dignità: i due pilastri traditi

In questa immagine vedo due aspetti fondamentali:

  • Il chinarsi: è un atto di profonda umiltà. Attenzione, perché l'umiltà indica la vera grandezza di una persona. Significa non guardare l'altro dall'alto in basso, ma dal basso verso l'alto — proprio come guardiamo i poveri seduti per strada quando chiedono l'elemosina.

  • Il lavare i piedi: nel concetto cristiano, questo gesto significa farsi prossimo per restituire dignità all'altro.

Per me, chiunque entri in politica dovrebbe incarnare queste due dimensioni: l'umiltà e lo spirito di servizio.

Ritenete che oggi, all'interno delle istituzioni, ci siano soggetti che vivono la politica in questo modo?

La risposta, come si suol dire, si vede dai frutti: l'albero buono si riconosce da ciò che produce. La verità la troviamo nelle azioni, che non dovrebbero mai essere fini a se stesse, ma rivolte agli ultimi, a coloro che hanno davvero bisogno di aiuto.

L'arte di saper ascoltare

E poi c'è il tema dell'ascolto. Guardate le immagini che arrivano dalla Camera e dal Senato: vi sembrano persone che sanno ascoltare? Qualcuno ci sarà sicuramente, ma la maggior parte non ne è capace, perché ascoltare significa mettersi in discussione. Fare politica richiede tempo, ma richiede soprattutto di essere servi del popolo. Un politico serve non si fa servire. 

Questo è ciò che mi ha messo in crisi in questi anni: guardare dall'interno la realtà che frequentavo ogni giorno e cercare di capire se ci fossero ancora questi valori. Io ero un esordiente, non avevo una lunga storia alle spalle come altri; mi sono ritrovato a camminare da solo, cercando di capire come non essere usato e strumentalizzato per fini personali.

Un invito per il futuro

Se vogliamo una società migliore, dobbiamo avere il coraggio di fare scelte diverse. Come elettori, non dobbiamo scegliere di pancia, ma di testa, premiando chi sa ancora mettersi in ginocchio per servire il popolo.

Cosa ne pensate? Vi siete mai sentiti delusi dalla politica al punto da non andare a votare, o credete ci sia ancora speranza? Scrivetelo nei commenti.

Alla prossima, e grazie di avermi letto.

01 giugno 2026

COSA SIGNIFICA DAVVERO "ESSERE CONSAPEVOLI"? UNA RIFLESSIONE OLTRE LA CRONACA

 



Cari lettori, oggi voglio parlarvi del tema della consapevolezza.

Ci siamo mai chiesti che cosa significhi davvero essere consapevoli? Se cerchiamo in rete questa parola, la definizione ufficiale ci dice che:

"La consapevolezza è la capacità di percepire, sentire o sapere qualcosa che sta accadendo dentro o intorno a noi. È la presa di coscienza di sé, degli altri e dell’ambiente circostante, che ci permette di agire in modo intenzionale e responsabile."

In poche parole, è la percezione di ciò che sentiamo, utile a orientare le nostre azioni di fronte agli eventi della vita. Provate a pensare, ciascuno di voi: quante volte avete avuto la piena consapevolezza della realtà?

Facciamo un esempio concreto. Vi trovate per strada e assistete a un incidente; in quel preciso istante, percepite immediatamente se la situazione è grave oppure no. Questa percezione non arriva solo dal nostro cervello, ma è profondamente legata alla nostra esperienza di vita e a chi ci ha educati a distinguere il bene dal male, il pericolo dalla sicurezza.

Quando la consapevolezza si perde: il dramma della cronaca

Perché vi faccio questo discorso? Perché troppo spesso ascoltiamo alla radio o in televisione notizie che ci sconvolgono. Penso, ad esempio, alla tragedia della bambina di soli due anni morta a causa delle torture dei genitori, entrambi tossicodipendenti. Vi chiedo: queste due persone avevano la consapevolezza di ciò che stavano facendo?

Certamente no. Non potevano averla, perché la loro percezione della realtà era completamente alterata — sia dal loro vissuto personale, sia dalle sostanze che assumevano. E qui sorge spontanea una domanda: si possono lasciare dei figli in mano a genitori in queste condizioni? La risposta è un "no" assoluto.

I nodi al pettine: i Servizi Sociali e la burocrazia

Ma la riflessione deve andare oltre. Viene da chiedersi: dove erano i servizi sociali? Dai notiziari è emerso che c'era già stata una segnalazione. Com'è possibile che nessuno si sia accorto in tempo della situazione in cui vivevano quei bambini?

Questo dramma mette a nudo i limiti del sistema italiano dei servizi sociali. Un sistema tutt'altro che impeccabile, in cui spesso si interviene solo dopo che è accaduto l'irreparabile. Quando le persone vengono trattate come semplici "fascicoli" e non come esseri umani, il rischio è che quella carta rimanga ferma su un tavolo, sepolta da altre priorità.

Il problema, lo sappiamo, è anche la cronica carenza di personale. Non si investe abbastanza in questo settore. Si preferisce, a livello globale, finanziare le armi e i conflitti — che si traducono in una fabbrica di soldi — piuttosto che investire nel sociale, una realtà in cui lo Stato deve spendere senza un ritorno economico immediato, se non il benessere dei propri cittadini.

Un appello alla politica (e un esame di coscienza)

Qui mi rivolgo direttamente al mondo politico, di cui purtroppo — o per fortuna — farò parte ancora per poco. Quanto investe davvero la politica in queste tutele, e quanto in altro?

Credo che la classe politica dovrebbe fare un profondo esame di coscienza (e forse persino un "pellegrinaggio purificatore") per non aver preso a cuore queste problematiche con la dovuta urgenza. È fin troppo facile fare commenti di circostanza a tragedia avvenuta, per poi dimenticarsene il giorno dopo.

La concretezza, invece, è l'unico vero segno di un impegno di servizio verso i cittadini.

Alla prossima e grazie, come sempre, per avermi letto.