03 maggio 2026

Il corpo e la mente non si ammalano separatamente




Cliccando nel link qui sotto potete chiedermi la parte audio da ascoltare. Cliccando sul link mi verrà richiesto di autorizzarvi abbiate solo un attimo di pazienza, altrimenti inviatemi un messaggio personale e vi invierò direttamente l'audio. Tutto questo perché è un problema tecnico caricare l'audio sul blog. Grazie della pazienza Marco. Ecco il link: 

https://drive.google.com/file/d/12BOl9nqMXlFUSz9_kL_m0myoG8grfVCb/view?usp=drive_link


"Il corpo e la mente non si ammalano separatamente, così come nel paziente non si ammalano solo il suo stomaco, fegato, polmone o cuore, ma si ammala tutto il suo essere unitariamente..."

Cari lettori, nella mia ultima riflessione vi ho parlato dell'importanza del "terreno". Oggi voglio approfondire questo concetto partendo dalle parole di Tomás Pablo Paschero, uno dei più grandi maestri dell'omeopatia mondiale insieme a Hahnemann.

Noi siamo un'unità, non un insieme di "pezzi"

La riflessione di Paschero è profonda e attualissima: quando ci ammaliamo, non è mai un singolo organo a soffrire isolatamente. Che si tratti del cuore, del fegato o dei reni, quel sintomo è solo l'evidenza locale di un malessere che coinvolge tutto il nostro essere. Siamo un’unità indissolubile, non un assemblaggio di parti separate.

Purtroppo, la medicina moderna tende spesso alla frammentazione. Mentre un tempo il medico di base aveva una visione d'insieme grazie alla visita clinica, oggi veniamo spesso inviati da uno specialista all'altro. Questo approccio rischia di "lottizzare" il nostro corpo, perdendo di vista il nucleo profondo in cui corpo e psiche si fondono.

La cura del "Terreno": Prevenire è meglio che curare

Se immaginiamo il nostro corpo come un terreno agricolo, dobbiamo capire che esso non è diviso in lotti indipendenti. Se la mente soffre, il corpo ne risente, e viceversa. Per questo, davanti a un sintomo, non possiamo limitarci a "spegnerlo", ma dobbiamo interrogarci su cosa ci sia realmente dietro.

La vera sfida, però, è la cura del terreno prima che compaia la patologia. Dobbiamo evitare che questo terreno venga inquinato. Fermiamoci un istante a riflettere su ciò che immettiamo nel nostro organismo ogni giorno:

  • L'aria che respiriamo: Vi siete mai chiesti quale sia la qualità dell'ossigeno che alimenta le nostre cellule a ogni respiro?

  • Il cibo che mangiamo: Siamo consapevoli di ciò che acquistiamo? Spesso le grandi industrie ci offrono prodotti ultra-processati senza curarsi dell'impatto a lungo termine sulla nostra salute.

Investire su se stessi: una scelta di consapevolezza

Il nostro terreno viene messo alla prova quotidianamente. Su alcuni fattori ambientali non abbiamo controllo, ma su molti altri la scelta dipende da noi.

Vogliamoci bene e investiamo oggi sulla nostra salute. È un atto di responsabilità: se trascuriamo il nostro terreno adesso, prima o poi il corpo ci presenterà il conto. Prendersi cura di sé non è un lusso, è un atto di amore quotidiano verso la vita stessa.


Ti sei mai fermato a riflettere su quale parte del tuo "terreno" ha più bisogno di cure in questo momento? Raccontamelo nei commenti.

Note e Bibliografia

¹ Tomás Pablo Paschero - dalle sue lezioni presso la LUIMO. Tratto da: “Adele Alma Rodriguez - Una vita per l’omeopatia”, a cura di Carlo Melodia, Ed. CeMON Napoli, 2023.




Il coraggio di parlare e la cura di sé: siamo "terreni" preziosi

 

Cari lettori e amici,

capita spesso di fermarmi a riflettere su questa vita che, ogni giorno, ci riserva meraviglie e dolori profondi. Non so se succeda anche a voi: ascoltate un radiogiornale, guardate il TG o sfogliate un quotidiano e, alla fine, vi sentite smarriti. Io mi ritrovo con tante domande, cercando di dare un senso a certi comportamenti umani che sembrano non averne.

Quando leggiamo di tragedie familiari o di gesti estremi, pensate alla madre che si getta con i suoi bambini, al femminicidio. La domanda sorge spontanea: cosa accade nella mente di una persona per spingerla a tanto?

Questi fatti ci ricordano quanto siamo fragili e quanto abbiamo bisogno di cure, specialmente nei momenti bui. Troppo spesso teniamo dentro il dolore o una difficoltà, senza il coraggio di confidarci con un amico o con chi amiamo. Ma siamo nati per comunicare, non per tacere. Il silenzio è prezioso, ma il "tacere" è un peso che ci logora. Dobbiamo trovare il coraggio di esprimere il nostro disagio e cercare insieme una soluzione per tornare a stare bene.

La mia ricerca di benessere mi ha portato lontano. Dal 1997 ho scelto di curarmi con l’omeopatia: dopo vent'anni di cortisone e antistaminici per una grave allergia, il mio fegato era allo stremo e senza risultati. Decisi di parlarne con una persona che mi consigliò questo nuovo percorso. In questi trent'anni di cura omeopatica, ho scoperto il concetto del "terreno".

Noi siamo come un terreno di cui dobbiamo prenderci cura costantemente. Ma di questo vi parlerò nel prossimo post.

Grazie per avermi letto.