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Cari lettori,
voglio raccontarvi due episodi che mi sono capitati la scorsa settimana. Sono storie semplici,
ma che fanno riflettere su come fare del bene lasci segni indelebili nel cuore di chi lo riceve,
anche quando noi ce ne dimentichiamo.
Il primo incontro: un ricordo lungo dieci anni
Giovedì 19 marzo 2026
ero al Cottolengo per festeggiare il compleanno di una suora che compiva la bellezza di
94 anni.
Mentre ero lì con lei e due volontarie, si avvicina una signora che mi aveva notato all’ingresso del
padiglione e mi chiede se può salutarmi. Accetto volentieri, anche se non avevo idea di chi fosse.
Mi racconta allora un fatto avvenuto 10 o 11 anni fa a Paratissima.
Con l’Associazione Outsider ODV
partecipavamo a un evento in collina durante la settimana dell’arte. Io ero allo stand quando lei arrivò
insieme al figlio adolescente, Gianni, un ragazzo con qualche difficoltà. Ricorda che io chiesi a Gianni
se avesse voglia di restare con me ad aiutarmi; lui accettò felice e la mamma poté proseguire la visita in
tranquillità.
Io, onestamente, non ricordavo affatto l'episodio. In quel momento stavo solo facendo ciò che mi
sembrava naturale, senza pensare di compiere un "atto di bene". Eppure, quella madre non aveva mai
dimenticato quel gesto e voleva ringraziarmi dopo tutto questo tempo. Il bene fatto non svanisce: resta
custodito nella memoria di chi lo riceve.
Il secondo incontro: la Provvidenza allo sportello
Il secondo episodio è successo sabato e mi conferma che la Provvidenza
non smette mai di stupire. Dovevo andare in posta per ritirare una raccomandata. Mi sono messo in coda,
ho preso il mio numero e ho aspettato il mio turno.
Quando vengo chiamato allo sportello, l'impiegata guarda il mio documento, alza gli occhi e mi sorride:
“Come va?”
. Non mettevo piede in quell'ufficio da ben quattro anni! Mi sono tornati in mente i mesi dopo l'uscita
dal Cottolengo: andavo lì per pagare affitto e bollette con il reddito di cittadinanza.
In quel periodo difficile, io e quella signora avevamo parlato spesso della mia situazione precaria;
lei mi incoraggiava a non mollare, dicendomi che prima o poi le risposte sarebbero arrivate. Le avevo
anche regalato un mio libro. A distanza di quattro anni, lei si ricordava ancora di me.
Una riflessione per voi
Tutto questo mi ha fatto pensare: quando semini il bene, prima o poi quel seme torna a portarti gioia.
Anche se sul momento sembra non succedere nulla, nel cuore di chi riceve un gesto gentile cresce un
albero di vita, e tu ne sei l'autore.
Facciamo il bene ogni volta che possiamo. Non cerchiamo di risparmiarci, ma doniamo con gioia.
Alla prossima settimana, Marco
